mercoledì 8 agosto 2012

James Kirkup - White Shadows (Ombre Bianche)

White Shadows

On a photograph of the white shadow left by a man annihilated by the atom bomb in Hiroshima 

*

It was another morning, another morning.
A morning like any other, of dust and death.
A morning of war: raids, speeches, warnings.
In wartime, all mornings are alike.

You were crossing a bridge in Hiroshima,
A bridge of plain cement, a place without mystery.
Below, the grey river ran as always, going somewhere,
Metalled and moved by the early summer sun.

The sun, that cast your shadow clearly, a healthy black.
It was the shadow of a complete man, someone
With a life, a personality, a past: but
Moving through a present that could have no future.

What were you thinking? Were you feared, hated, loved?
Were you late for work? Sad or sick? Artist, student?
Photographer or newsman returning home after a night out?
What was your plan for the day? Who were you, shadow?

I do not know your name, your age, your blood type.
And now I shall never see your face, hear your voice.
No one will ever know your name, your age, your blood type.
And are there any left who remember your face, your voice?

Now, the name, the face, the voice no longer matter.
A 'plane drilled the blue, as they often did. the river ran.
Your shadow was black: then white -the flash was all
And nothing. You were not there to hear the rest.

Your shade -poor, forked human creature- fled
Like a mist of dew on morning glories. Your breath
Evaporated, taken away, lost soul, before
You even had time to scream. Your shade was white.

*

That white
Is blacker than black,
That shadow
Is more than a shade.

That shape
Is whiter than white.
That whiteness
Is blacker than night.

Blacker than black,
Blacker than white.
Blacker than blast and blight,
Blacker than light.

Whiter than black,
Whiter than sight,
Black as a flash,
Blacker than fright.

White as the bomb,
White as a scar,
Black as the womb,
Black as war.

Blacker than breath,
Blacker than cold.
Whiter than death,
Whiter than gold.

That white
Is blacker than black,
That shadow
Is more than a shade.

*

You vanished and a whole world, a fragrance, a name
Vanished with you. A shade. It was death indeed,
Death in absence. -But you left behind you, in the black rain
Of ash, your own memorial, your own white shadow.

It stretched companionless across the road, until
Its head (hatless) was lost over the edge of the bridge.
Yours was the log shadow of early morning, another morning,
Another morning in early summer, when shadows are blackest.

The white shadow shows no feet. You were already a ghost.
(In Japan, the say, ghosts have no feet.) -No arms.
Only the elementary fork, the primitive crotch,
And the torso, naked, alone, archaic. No hero's.

*

Who owns him? Was he your father? Your brother?
Your lover, was he? Your enemy, friend, classmate?
Was this white memory once your husband of flesh and blood?
All I know is, he was a man, a human being like myself.

Questions are hard, but it is worse to remain silent.
Nor can we afford nor to look. We must see all, and say all
To satisfy the dead who died with such indignity, the shades
That are watching us, white and speechless. We cannot look away.

*

You whose shadow once was black as soot,
Black the vivid black of all living shadows -
You whose shadow moved beside you everywhere
Like a favourite hound at heel, mysterious, silent.

You exchanged your shadow and your shape,
O Peter Schlemihl, for one no longer black,
For the white shadow that is waiting here
In all of us today, in all of us today.

We too have sold our shadows to the devil.
We have gained the whole world
But lost the fragrance of our immortal souls.
A race without shadows, we too are doomed.

Led by the ignorant and mad, we live in worlds
Where black is white, and white is black,
Where leaders say that peace can not be found
Except in continued bombings of the helpless.

Where war is peace, and peace is war,
Where bombs are good, and people bad.
Where sleep is wake and eat is starve.
Where live is die. Where love is kill.

*

We look upon this calm, white monument
And see in it an image of ourselves.
Today, our shadows walk beside us still,
But they are no longer black, no longer black.

We are all white shadows, anonymous as yours.
No longer human, we cross bridges, walk in our shadows' snow.
Grey rivers are metalled and moved by the sun. It is
Another morning. And all our mornings are alike. 

Tokyo 
December 6, 1967

From "White Shadows, Black Shadows" (Dent, London 1970)

***************************************************************** 

Ombre Bianche 

Sulla fotografia di un'ombra bianca lasciata da un uomo annientato dalla bomba atomica a Hiroshima 

*

Era un altro mattino, un altro mattino.
Un mattino come gli altri, di polvere e morte.
Un mattino di guerra: raid, comunicati, allarmi.
In tempo di guerra, tutti i mattini sono uguali.

Tu stavi attraversando un ponte di Hiroshima,
Un ponte di cemento, luogo senza mistero.
Al di sotto, il fiume grigio scorreva come sempre, da qualche parte,
Metallico e animato dal primo sole estivo.

Il sole, che proiettava nettamente la tua ombra, un nero intenso*.
Era l'ombra di un uomo completo, qualcuno
Con una vita, una personalità, un passato: ma
Che muoveva in un presente senza futuro.**

A cosa stavi pensando? Eri temuto, odiato, amato?
Eri in ritardo al lavoro? Triste o malato? Artista, studente?
Fotografo o giornalista di ritorno a casa dopo una notte fuori?
Quale il tuo programma di giornata? Chi eri, ombra?

Non conosco il tuo nome, l'età, il gruppo sanguigno.
E non potrò mai vedere il tuo volto, ascoltare la tua voce.
Nessuno conoscerà mai il tuo nome, l'età, il gruppo sanguigno.
Ed è rimasto qualcuno a ricordare il tuo volto, la tua voce?

Ora, il nome, il volto, la voce non hanno più importanza.
Un aereo perforò il cielo, come spesso accadeva. Il fiume scorreva.
La tua ombra era nera: poi bianca -il bagliore fu tutto
E nulla. Non eri lì per ascoltare il resto.

La tua ombra -povera creatura umana divisa- si dileguò
Come nebbia di rugiada sulle campanule. Il tuo respiro
Evaporò, portato via, anima perduta, prima
Che avessi il tempo di urlare. La tua ombra era bianca.

*

Quel bianco
E' più nero del nero,
Quell'ombra
E' più di un'ombra.

Quella forma
E' più bianca del bianco.
Quel candore
Più nero della notte.

Più nero del nero,
Più nero del bianco.
Più nero dello scoppio e della rovina,
Più nero della luce.

Più bianco del nero,
Più bianco della vista,
Nero come il bagliore,
Più nero del terrore.

Bianco come la bomba,
Bianco come una cicatrice,
Nero come il grembo,
Nero come la guerra.

Più nero del respiro,
Più nero del freddo.
Più bianco della morte,
Più bianco dell'oro.

Quel bianco
E' più nero del nero,
Quell'ombra
E' più di un'ombra.

*

Sei svanito, ed un intero mondo, una fragranza, un nome
Svaniti con te. Un'ombra. Fu morte, anzi
Morte in assenza. -Ma hai lasciato dietro di te, sotto la pioggia nera
Di cenere, il tuo monumento, la tua stessa ombra bianca.

Si stendeva solitaria attraverso la strada, finché
La testa (senza cappello) non si perdeva al di là dei margini del ponte.
La tua era la lunga ombra del primo mattino, un altro mattino,
Un altro mattino della prima estate, quando le ombre sono più nere.

L'ombra bianca non mostra piedi. Eri già un fantasma.
(Si dice che in Giappone i fantasmi non abbiano piedi) -Niente braccia.
Solo la semplice inforcatura, il primitivo cavallo,
E il tronco, nudo, solo, arcaico. Non da eroe.

*

A chi appartiene? Era tuo padre? Tuo fratello?
Il tuo amante, per caso? Tuo nemico, amico, compagno?
Questo ricordo era un tempo tuo marito di carne e sangue?
Quel che so è che era un uomo, un essere umano come me.

Le domande sono pesanti, ma è peggio rimanere in silenzio.
Non possiamo permetterci di non guardare. Tutto dobbiamo vedere, tutto dire
Per soddisfare chi è morto così indegnamente, le ombre
Che ci osservano, bianche e mute. Non possiamo distogliere lo sguardo.

*

Tu, la cui ombra era un tempo nera come la fuliggine,
Nera di quel nero brillante delle ombre viventi -
Tu, la cui ombra muoveva dietro ovunque
Come il cane da caccia preferito alle calcagna, misterioso, silente.

Scambiasti ombra e forma,
O Peter Schlemihl***, per una non più nera,
Per l'ombra bianca che qui attende
Nel presente di noi tutti, nel presente di noi tutti.

Anche noi abbiamo venduto le nostre ombre al diavolo.
Abbiamo guadagnato il mondo intero
Ma perso la fragranza delle nostre anime immortali.
Una razza senza ombre, anche noi condannati.

Guidati dall'ignorante e dal pazzo, viviamo in mondi
Dove nero è bianco, bianco è nero,
Dove i capi dicono che la pace non può essere trovata
Se non nel continuo bombardare l'inerme.

Dove la guerra è pace, e la pace è guerra,
Dove le bombe sono buone, e la gente cattiva.
Dove sonno è veglia e mangiare è morire di fame.
Dove vivere è morire. Dove amare è uccidere.

*

Guardiamo a questo quieto, bianco monumento
E vediamo in esso un'immagine di noi stessi.
Oggi, le nostre ombre continuano a seguirci,
Ma non sono più nere, non più nere.

Siamo tutti ombre bianche, anonime come la tua.
Non più umani, attraversiamo ponti, camminando nella neve delle nostre ombre.
Fiumi grigi metallici animati dal sole. E'
Un altro mattino. Tutti i nostri mattini sono uguali. 

Tokyo 
6 Dicembre 1967

* Per healthy black bisogna intendere una tonalità di nero "robusta", "sana", di ombra viva (black the vivid black of all living shadows -come scrive dopo). 
** Lett. Che non poteva avere futuro. 
*** Personaggio di un romanzo di von Chamisso.

Da "Ombre Bianche, Ombre Nere" (Dent, Londra 1970)


Per la traduzione ©Agosto2012 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.

lunedì 5 marzo 2012

James Kirkup - The Prodigal Son (Il Figliol Prodigo)

The Prodigal Son 

For my father, died 21st January 1958 

In a cold season you suddenly left our home
When I was far away, and sick in mind.
Those harsh days in my distracted winter
Must have touched you, too, and the heart
That failed you as my own gave up the ghost.*

My dark nights blazed with sleepless candles
In my drugged room shuttered tight against the bells,
The stars, the snow, the people thin as burnt-out sticks,
The black and iron-frosted gardens of a city that was once
A living rose of stone, and now was only stone.

The devil took me there, and spoiled my innocence.
I did not know how pure my heart had been
Till then and there, when that fair-faced demon came
With willing smiles and dangerous embraces
To poison me with kisses, and to take my name.

Out of my flowering mouth he sucked my words,
And from my open hands tugged lines of life.
He made me touch a saint's dead bones
With blind fingers that my thoughts had made unholy;**
He took away your spirit from my eyes.

I lent myself to evil, thinking it was truth
Beyond all good and ill, beyond
The neat divisions of the body and the soul.
Father, I saw my long delusion, for the grace
He promised me was vain, and never could be yours.

The trouble gathered in the face you knew,
That always changed, from hour to hour,
But now became a fixing mask of grief, the clown's,
A stunned look I shall never tear away.
The devil made me love his cruel gift.

There came that long night of my perjured soul,
The night in which you died, so far away,
As if my absent hell had killed you, too.
In the dead morning, one living thing within me
Was my sadness, that made me dress in black.

I did not know that you were dead,
And yet I dressed in black, to damn the sun
That led my shadow through the rigid town.
I did not know that you were dead,
And yet I bought your flowers, deep carnations.

Father, this was a year of bitter tears.
It seemed I had been weeping always for my fall
From grace, my own sad death, and still
Go weeping with an evil eye, and weep for you
Who left me lost and far away, beyond forgiveness.

I came back, father, to our wintered house,
And saw you lying still and cold and glad,
A mask of mute astonishment upon your face.
I touched your lovely forehead, chill as stones,
And felt beneath my hand the outrage on those other bones.

In San Esteban, beneath the altar, still they lie
In broken peace, a peace I killed, a devil's pledge.
-O, father, let my last touch rest your ashes, love,
And from this sleepless desert drive my devil out:
Let you return, and smile upon your prodigal. 

From "The Prodigal Son - Poems 1956-1959" (Oxford University Press, 1959)

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Il Figliol Prodigo 

Per mio padre, morto il 21 Gennaio 1958

In una fredda stagione, d'improvviso lasciasti la nostra casa
Che io ero lontano e malato nell'animo.
Quei giorni difficili nel mio distratto inverno
Devono aver toccato anche te, ed il cuore
Che ti ha abbandonato come il mio si è guastato.*

Le mie notti cupe ardevano con candele insonni
Nella mia stanza drogata, serrata alle campane,
Alle stelle, alla neve, alla gente sottile come stecchi bruciati,
Ai giardini neri e di ferro ghiacciato di una città che fu un tempo
Rosa vivente di pietra, ed ora solo pietra.

Il diavolo mi condusse lì, rompendo la mia innocenza.
Io non sapevo quanto puro fosse stato il mio cuore
Fino ad allora e lì, quando quel demone dal bel volto venne
Con sorrisi generosi e pericolosi abbracci
Ad avvelenarmi con baci, e a sottrarmi il nome.

Dalla mia bocca in fiore risucchiò le parole,
E dalle mani aperte tirò le linee della vita.
Mi fece toccare le ossa morte di un santo
Con dita cieche che i miei pensieri avevano reso impure;**
Strappò il tuo spirito dai miei occhi.

Mi concessi al maligno, credendolo verità
Al di là del bene e del male, oltre
Le nette divisioni del corpo e dell'anima.
Padre, ho visto la mia lunga illusione, perché la grazia
Che mi promise era vana, e mai potrebbe esser tua.

La pena si raccolse sul volto a te noto,
Che sempre cambiava, di ora in ora,
Ma che ora è diventato una maschera fissa di dolore, quella del clown,
Uno sguardo attonito che mai riuscirò a strappar via.
Il diavolo mi fece amare il suo crudele dono.

Lì giunse la lunga notte della mia anima spergiura,
La notte in cui sei morto, così lontano,
Come se il mio inferno assente avesse ucciso anche te.
Nel mattino spento, la sola cosa viva in me
Fu la tristezza, che mi fece vestire di nero.

Non sapevo che tu fossi morto,
Eppure mi vestii di nero, a maledire il sole
Che guidava la mia ombra per la rigida città.
Non sapevo che tu fossi morto,
Eppure comprai i tuoi fiori, dei garofani intensi.

Padre, questo è stato un anno di lacrime amare.
Mi sembra d'esser stato sempre a piangere per la mia caduta
In disgrazia, per la mia stessa triste morte, e che ancora
Continui a piangere con occhio cattivo, e piango per te
Che mi hai lasciato perduto e lontano, senza perdono.

Sono tornato, padre, alla nostra casa invernale,
E ti ho visto giacere immobile e freddo e contento,
Una maschera di muto stupore sul tuo viso.
Ho toccato la tua bella fronte, gelida come pietre,
E ho sentito sotto le mie mani l'oltraggio su quelle altre ossa.

In San Esteban, sotto l'altare, ancora giacciono
In pace infranta, una pace che ho ucciso, un pegno del diavolo.
-O, padre, lascia che il mio ultimo tocco dia riposo alle tue ceneri, amore,
E da questo deserto insonne scaccia il mio diavolo:
Ritorna, e sorridi al tuo prodigo. 

* Traduzione incerta
** Empie

Da "Il Figliol Prodigo - Poesie 1956-1959" (Oxford University Press, 1959)


Per la traduzione ©Marzo2012 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.

domenica 8 gennaio 2012

Radicchio Anarcoide - Krononendari (Calendario)

Krononendari

Isbradich, *kalkus iz sist*
Komen deresda mavic
- Sharimia snei
Ipheremo 'nda pravic^
Dotorin gest'am averis.

Isbradich, *kanul'el izist*
Mdava foer cabanush.
Krononendari
Al, bane'run dapranish.
Mazok verista uhravis^

Zisist, imreshta rathi
Noloren 'mravi
Goren
         ...Mas
                 - Nol
Calendario

Se dici: "Qualcosa esiste"
com'è che questa vita
- vorrei saperlo
è simile ad inferno?
(E) Altro che questo non vorrei.

Se dici: "Nient'altro esiste"
non è che non capisca.
Sul calendario
però, corre un domani.
Chi (non) desidera vederlo?

Resiste, irragionevole
dolore strano
che mai
        smette
              di battere


Per il testo e la traduzione ©Gennaio2012 Radicchio
Vietata la riproduzione dei testi senza il mio consenso.

giovedì 30 settembre 2010

Ho visto cose che voi umani... Trascrizione del discorso di Di Pietro alla Camera

Per dovere di cronaca, per volontà personale e, soprattutto, per permettere anche alle persone che, per difetti costitutivi (i non udenti), non hanno la possibilità di ascoltare il discorso sui vari canali presenti online, ho deciso di riportare per iscritto il discorso integrale pronunciato dall'on. Antonio Di Pietro in parlamento in occasione del voto di fiducia richiesto dal quarto (e si spera ultimo) governo Berlusconi. Le motivazioni della scelta sono parecchie:

1) Motivazione politica. Di Pietro non è un essere perfetto (penso sia chiaro a tutti) e non è sicuramente il miglior politico che si possa presentare sotto casa tua per chiederti il voto (il fatto che io, personalmente, lo trovi simpatico e che gli offrirei volentieri un pezzo di pizza non altera assolutamente le mie considerazioni). Però ha un pregio: quello di dire le cose come stanno senza preoccuparsi delle critiche (più spesso nella forma di insulti) che gli vengono rivolte.

2) Motivazione genetliaca (??? -non riesco neanche a pronunciarlo). Siamo di fronte al peggior governo della storia unitaria (ventennio compreso). Per colpa di ministri cerebrolesi (di fatto -e concettualmente anche prima dell'ictus) che avallano le peggiori porcate a spese della comunità (che nel caso romano si sente anche giornalmente offesa con battute da asilo -o da film dei fratelli Vanzina, non so cosa sia peggio), di parlamentari collusi o ladri (gli uni salvati votando contro la richiesta di utilizzo di intercettazioni nelle quali conversano amabilmente con personalità legate alla camorra e alla mafia, gli altri fermi al loro posto nonostante i fatti contestati siano stati confermati in vari gradi di giudizio), di un deficiente del consiglio che passa più tempo ad accogliere animalesse di varia natura nei propri appartamenti e a imporre decreti legge per la tutela delle sue proprietà e della sua persona giuridica (arrivando al completamento della trinità: il mero proprietario\padre, il frequentatore di minorenni\figlio e l'utilizzatore finale\spirito santo -Di Pietro ha aggiunto una quarta manifestazione... "lo stupratore della democrazia", che sarà il vicariato, la divinità agente) e di altre "alte" personalità dall'ambiguo passato che per qualità non proprio encomiabili (ci vuole stomaco per prestarsi a certe pratiche -la D'Addario  almeno s'era  fatta pagare) hanno assunto ruoli di rilievo istituzionale (non mi riferisco a Bondi, in quel caso si tratta del classico miracolo -avrebbe fatto meglio a chiedere la trasmigrazione in un altro corpo) non ci possiamo godere il 150enario.

3) Motivazione etica. Rottura di palle (che chiamerò per comodità Spinoza e Maimonide).  Dalle stesse persone che diedero dell'assassino ad un padre che s'è battuto per anni perché le volontà della figlia venissero rispettate (caso Englaro - la pagina più squallida della politica italiana) non solo non voglio sentirmi rappresentato in parlamento ma neanche nello spazio interplanetario.  Persone che massacrano giornalmente i maroni (ma non quella personificazione da operetta che siede al Viminale) con storie di cucine, palazzi, cazzi, case regalate, mignotte, compravendite di parlamentari (che, è noto, sono come i calciatori del Milan -strapagati e inutili), buttanade, legaioli terroristi... andassero dall'analista se non sanno distinguere un bue nano muschiato da uno statista.

4) Motivazione intercettazion-registrazionistica. Uno che dice ad una escort "dovresti masturbarti più spesso" merita di essere preso per il culo a vita. Anzi dovrebbero scolpirgli la frase sul mausoleo di Arcore.

5) Motivazione Peppermint Radicchio. Non è giusto dare sempre tutti i meriti a Previti e Dell'Utri. E' bene ricordare anche chi li ha pagati per andare in galera (il secondo a momenti) al posto suo, da buon padre di famiglia. Mi ricordo che quando giurò sulla testa dei figli la buona Veronica fece tempestivamente mettere le mani sulle palle/tette ai figli/figlie.  Per un errore fatale le palle di Piersilvio andarono a Marina... e questo spiega molte cose.

6) Motivazione culinaria. Sua maestà ha rivelato in diretta (qualcuno dirà una volta di più) la sua natura di cappone, chiedendo alla persona che s'è tanto affannato a sputtanare negli ultimi tre mesi di salvarlo dalle affermazioni (e non insinuazioni o parole indegne -ogni singola cosa è stata provata) di Di Pietro.

7) Motivazione piappercul. Di Pietro scrive meglio di quanto non riesca a parlare (è un problema che aveva anche Montale, che passò gli ultimi anni di vita a sbrodolarsi addosso -so che l'accostamento è improprio, Montale era decisamente più palloso).

8) Motivazione carfagnesca. Le parlamentari del PdL si sono risentite per l'appellativo "stupratore della democrazia"... era consenziente.

9) Motivazione minzoliniana. Avere l'opportunità e il privilegio di non vedere il tg1 e di non sorbirmi un altro editoriale trionfalistico di un non direttore non giornalista (con la voce da navigatore satellitare).

10) Motivazione letteraria. Ha detto più cose significative Di Pietro in meno di dieci minuti di quante ne abbiano sussurrate o spedite (e mai pervenute ai destinatari -le diligenze postali sono ancora a metà strada, son rimasti all'800) Veltroni e D'Alema (sotto forma di Bersani, porello, che dovrà prima o poi superare la reiterata possessione -è come Giuditta del Piccolo Diavolo) in tutta la loro carriera (?) politica. Continuassero a darsi alle epistole e basta... tanto è stato dimostrato che non rendono ciechi.

Dopo tanto sfogo, ecco la trascrizione completa del discorso pronunciato alla Camera il 29 settembre 2010:

Presidente del Consiglio... bando alle ipocrisie. Lei ha chiesto la fiducia perché questa estate una parte della coalizione politica che l'ha nominata, l'ha indicata come Presidente del Consiglio, ha lanciato la questione morale che riguarda la sua persona. [puntando l'indice in direzione della presidenza del consiglio, ndt] Quindi, oggi, la fiducia che dobbiamo dare è alla sua persona. Dobbiamo sapere, cioè, il paese deve sapere, cioè, se di lei ci si può fidare o meno. Ed è di lei, quindi, che dobbiamo parlare, Presidente del Consiglio.
Lei è uno spregiudicato illusionista... anzi, un pregiudicato illusionista che anche oggi ha raccontato un sacco di frottole agli italiani, descrivendo un'Italia che non c'è e proponendo azioni di governo del tutto inesistenti e lontane dalla realtà. Fuori da qui c'è un paese reale che sta morendo di fame, di legalità e di democrazia. E lei è venuto qui in parlamento a suonarci l'arpa della felicità, come faceva il suo predecessore Nerone nel mentre Roma bruciava. Quella stessa Roma... che rideva come ride lei in questo momento [rivolto alla presidenza del consiglio che ride, ndt], mentre i suoi amici barbari padani vogliono mandare al rogo, insieme alla bandiera, anche l'unità d'Italia. Sono sedici anni che lei, Presidente Berlusconi, racconta frottole, ma le uniche cose che ha saputo fare finora sono una miriade di leggi e provvedimenti per risolvere i suoi affari e i suoi guai giudiziari. Affari e guai giudiziari suoi e dei suoi amici della cricca, di cui lei ne è il capo piduista. Anzi no... lei è capace ed è bravissimo a fare anche un'altra cosa e lo ha dimostrato ancora una volta oggi: comprare il consenso dei suoi alleati ed anche dei suoi avversari. I primi letteralmente pagandoli con moneta sonante, con incarichi istituzionali, con candidature e ricandidature di favore. I secondi ricattandoli con sistematiche azioni di dossieraggio e di killeraggio politico di cui egli è maestro. Sì perché lei, signor Berlusconi, è un vero maestro! [rivolgendosi poi alla sinistra dell'emiciclo, ndt] Intendo dire maestro di massoneria deviata -che ha inteso?-. Un piduista di primo e lungo corso. Un precursore della collusione e della corruzione di stato. Anzi di più... lei è l'inventore di una corruzione di nuovo conio, più moderna e spregiudicata. Lei... cambia le leggi in modo da non far risultare più reato quel che prima era reato e da non rendere più punibile il comportamento di chi prima doveva essere condannato. Insomma s'è guardato allo specchio.
Certo... lei, signor Berlusconi, non è un Presidente del Consiglio ma uno stupratore della democrazia. Uno stupratore che, dopo lo stupro... si è fatto una legge, anzi, una ventina di leggi ad personam per non rispondere del suo stupro. Lei non è, come l'hanno definito, uno dei tanti tentacoli della prova -piovra-... lei è la testa della piovra politica che, in questi ultimi vent'anni, si è appropriata delle istituzioni in modo antidemocratico e criminale per piegarle ai suoi interessi personali e a quelli dei suoi complici... quelli della setta massonica deviata di cui lei fa parte. Lei oggi ci ha parlato di una volontà del governo di implementare la lotta alla corruzione, all'evasione fiscale, alla criminalità economica delle cricche... E che fa? Si arresta da solo? O ha deciso di prendersi a schiaffi tutte le mattine mentre si alza e si guarda allo specchio?
Lei si è impossessato e controlla il sistema bancario e finanziario del paese, lei controlla le nomine degli organi di controllo che dovrebbero controllare il suo operato, lei fa il Ministro dello Sviluppo Economico e, come tale, prende decisioni a favore del maggiore imprenditore italiano, cioè lei. E quando dico maggiore dico maggiore imprenditore, non migliore, come maggiore e non migliore è l'imprenditoria mafiosa. A lei non interessa nulla del bene comune perché si è messo a fare politica solo per sfuggire alla giustizia per i misfatti che ha commesso. Lei si è impossessato dell'informazione pubblica e privata e la manipola in modo scientifico e criminale. Un esempio? La casa di Montecarlo... Un esempio? La casa di Montecarlo. ------ Non è un'ingiuria [rispondendo al Presidente della Camera, ndt]... è la verità. Un esempio? La casa di Montecarlo, venduta da Alleanza Nazionale. Lei e i suoi amici dell'informazione avete fatto finta... avete fatto finta di scandalizzarvi nell'apprendere che, dietro quella compravendita, c'è una società offshore situata in un paradiso fiscale. Ma si guardi allo specchio, imputato Berlusconi! Lei di società offshore ne ha fatte ben 64, proprio per nascondere i proventi dei suoi reati societari e fiscali e per pagare tangenti ai politici e ai magistrati. E lo ha fatto... ricorrendo... a quell'avvocato inglese, David Mills. Lei... ha fatto ben 64 società offshore, pagando un avvocato inglese -Mills- condannato per essere stato a sua volta da lei corrotto per mentire ai giudici e così prometterle [intendeva permetterle, ndt] di ottenere un'assoluzione comprata a suon di bigliettoni. Già... perché la magistratura che lei ha corrotto, quella a lei piace, signor Presidente del Consiglio. Invece, quella che non le piace è quella che vuole giudicarla per il su... per ciò che ha fatto. Tanto è vero che, al primo punto del programma che non c'è, lei ha chiesto di reiterare il Lodo Alfano [già ritenuto incostituzionale, ndt], cioè proprio quella legge che deve assicurarle l'impunità per un reato di cui è indagato.
-------------- Ci può... può starne  certo. [rispondendo al Presidente della Camera sull'assumersi la responsabilità di quello che sta dicendo, ndt] Può starne certo che io e l'Italia dei Valori ci assumiamo la responsabilità di quel [che, ndt] diciamo.
Questo è il ricatto... è il ritratto che noi dell'Italia dei Valori abbiamo di lei, signor Berlusconi. E lei chiede a noi la fiducia? La chieda a quello che ha comprato/ricattato, lo [sic] chieda  ai parlamentari che finalmente si sono resi conto che avevano e che hanno a che fare con una persona del suo calibro e che non hanno il coraggio di dissociarsi dal macigno immorale che rappresenta. Lo [sic] chieda a tutta quella pletora di disperati che, in questi giorni, ha convocato a casa sua per offrire loro prebende e per minacciare imbarazzanti rivelazioni e che ora abbagliati... da improvvisa ricchezza o indem-intimoriti hanno deciso di vendere la loro anima e il loro onore dandole la fiducia che non merita. Non chieda... non chieda... non chieda a noi... non chieda a noi dell'Italia dei Valori di darle la fiducia. Noi la conosciamo e non soffriamo di Sindrome di Stoccolma. Per questo ci stiamo battendo per liberare il paese da un soggetto come lei, che ha usato le istituzioni e usa le istituzioni solo per farsi gli affari suoi senza pensare un minimo a quegli italiani che non arrivano a fine mese.* 

*I pareri espressi nelle dichiarazioni di Di Pietro possono essere condivisibili o meno. Sono comunque parole pronunciate in sede istituzionale (quindi pubblica) e trasmesse televisivamente da organi di informazione istituzionali (quindi pubblici). Se qualche lettore avesse a risentirsi per il contenuto della trascrizione si rivolga giudiziariamente o al diretto interessato (Di Pietro) o al servizio pubblico. Io mi sono limitato a riportare  per iscritto quello che è accessibile a tutti attraverso la trasmissione video, quindi non mi ritengo responsabile di quanto dichiarato dall'on. Di Pietro (per quanto io condivida ogni singola parola). 

©2010 Radicchio

domenica 12 settembre 2010

[Kaneko Misuzu] Watashi to kotori to suzu to - Io, l'uccellino e la campanella

Con questo post apro ufficialmente la sezione del blog dedicata alla poetessa giapponese Kaneko Misuzu (1903-1930). Ringrazio, anche se il messaggio non le arriverà mai, la mitica Yoshinaga Fumi (Tsuki to sandal, Gerard to Jacques, Antique Bakery, Flower of Life, Solfege, Aisubeki musumetachi, Ooku e chi più ne ha più ne metta) per avermela fatta conoscere (citandola in "Sore wo ittara oshimai yo" -Don't say anymore darling) e dedico la prima poesia ad un'amica conosciuta tre anni fa, madrina sicula ed inconsapevole della lingua azzungarika, e a mia madre nel tentativo -malsano e disperato- di convincerla a farla cantare ai suoi alunni per la recita di fine anno scolastico (diciamo che il tempo per assillare non mi manca -9 mesi da... adesso). Seguono il video con la versione cantata da Aragaki Tsutomu, il testo originale con trascrizione e la traduzione dal giapponese.

 

Io, l'uccellino e la campanella

Per quanto io allarghi le braccia*,
non potrò mai volare in cielo, ma
l'uccellino che può, come me
non saprà correre veloce sulla terra.
Per quanto io scuota il corpo,
non ne uscirà un bel suono, ma
quella campanella** che risuona, come me
non saprà mai tante canzoni.
La campanella, l'uccellino ed io,
Tutti diversi, tutti ugualmente giusti.***

*Ryoute in realtà significa "entrambe le mani", ma il senso è quello che diamo noi dicendo "allargare le braccia". Sarebbe andato bene anche stendere le mani, ma... gusti personali.
**Suzu è la campanella (ma anche il campanaccio) di forma sferica (del tipo che si mette al collo dei gatti per farli impazzire -scherzo)
***Giusti nel senso "andiamo bene così, nella nostra diversità". Ugualmente è un'aggiunta per creare un contrasto positivo con l'espressione precedente. 


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martedì 8 dicembre 2009

[Drama] Ii Hito - Episodio 02



Torrent del secondo episodio su AniRena:

Ii Hito - Episodio 02


Magnet link (in caso di server non funzionante)


Link diretto: Ii Hito 02*


Titolo originale: いいひと。- Ii Hito.
Titolo italiano: Una brava persona
Basato sull'ominimo manga di Takahashi Shin.

Cast: Kusanagi Tsuyoshi (nel ruolo di Kitano Yuuji), Zaizen Naomi (nel ruolo di Nikaudou Chie -mitica!), Kanno Miho (nel ruolo di Taeko), Itou Shirou (nel ruolo di Shiroyama Seishichirou), Hosokawa Shigeki (nel ruolo di Kamimura Yousuke), Kyoumoto Masaki (nel ruolo di Inaba Ken’ichi), Katahira Nagisa (nel ruolo di Shiroyama Mariko), Nomura Yuuka (nel ruolo di Shiroyama Michi), Kajihara Zen (nel ruolo del proprietario del Patricia), Yabe Miho (nel ruolo di Yamashita Eri), Yana Nobuo (nel ruolo di Iwakura Kennosuke).

Lingua: Giapponese (audio)
Sottotitoli: Italiano
Formato video: Avi (xvid codec)
Risoluzione: 640x480
Dimensione: 500 MB
Durata:
46:08 min:sec

Traduzione dall'inglese:
Radicchio F.S.
Timing: Radicchio F.S.
Styling: Radicchio F.S.
Encoding: Radicchio F.S.



I download sono a scopo informativo e non hanno finalità di lucro. Il file va cancellato dopo la consultazione. Il copyright è degli aventi diritto.
Questo è un fransoup gratuito. Vi prego di interromperne la distribuzione nel caso i diritti vengano acquistati in Italia.

lunedì 13 luglio 2009

[Der Stern] (Kâbê) Kabei - Nostra Madre

  La mattina, alle cinque e mezza,
  apri gli occhi come fai sempre.

  Tu... accendi il fornello del gas.
  Metti a bollire il riso nella pentola.
  Dopo non molto,
  fai alzare le bambine per la scuola.
  Prepari i bentou per tutte voi.

  Tu... una supplente di scuola
  elementare dal modesto stipendio.
  Persona scarna quale sei...
  dover badare alle bambine,
  contenendo la loro esuberanza.
  Ad alta voce
  dover cantare le tue canzoni.

  Quanto... in una giornata,
  di quante ore è il tuo lavoro?
  Tutti provano del malcontento, ma
  hanno paura di perdere il loro posto.
  Perderlo una sola volta
  significherebbe non poter trovare
  altra occupazione.

  Tu... per me e per le bambine,
  devi resistere, stringendo i denti.

Il tuo è un misero corpo
di poco meno di 12 kan.
Ed è davvero in tutto simile
ad una porcellana incrinata.

Chi è che ferisce
il tuo corpo a tal punto?
Che razza di persona
può imporci
una sofferenza del genere?

Il tuo viso non è più bello, 
               non è più giovane.
Eppure... 
in questo momento, io 
sono assalito
      dal desiderio di rivederti.
In te risplende
              un'intensa energia!
La stessa
che a me, debole come ora,
dà la forza per continuare
a vivere.                           
E la stessa a ricordarmi che sono un essere umano.


Titolo originale: 母べえ - Kâbê
Titolo italiano: Kabei - Nostra Madre

Film del 2008 diretto da Yamada Yōji
Yoshinaga Sayuri recita magistralmente nel ruolo della madre di famiglia Nogami Kayo, che deve affrontare l'allontanamento del marito Shigeru (interpretato dall'altrettanto ottimo Bandō Mitsugorō), accusato di "crimini di pensiero", e i problemi familiari (le visite, il litigio col padre, il lavoro) durante gli anni della guerra. Il tutto raccontato senza che vengano mostrate battaglie (ci sono i resoconti radio e le brevi frasi della figlia Terumi), ma solo nell'ottica relazionale (tra i membri della famiglia, a distanza col marito, i cambiamenti sociali). Buone le interpretazioni delle figure di supporto (l'ex studente un po' farloccone Yamazaki, interpretato da Asano Tadanobu; la sorella di Shigeru, Hisako "Chako-chan" - Dan Rei; lo zio di Nara - il mitico Shofukutei Tsurube) e le due figlie (Shida e Satō). Menzioni speciali da parte mia per il professor Nikaidō (interpretato da Suzuki Mizuho), per il dottor Nomura (Ootaki Hideji) e per la moglie del padre di Kayo (Hidari Tokie), oltre ovviamente per il signor padre egoista sugauova (Nakamura Umenosuke) La storia è tratta dal racconto di Nogami Teruyo (la Terumi del film), "Chichi e no requiem" (Requiem per il padre) ed alterna parti vissute e parti raccontate (dalla voce di Terumi-Teruyo di Toda Keiko e dagli scambi epistolari tra Kayo e Shigeru).

Torrent e link diretto:

Kabei - Nostra Madre

Magnet link (in caso di server non funzionante)


Link diretto: Kabei - Nostra Madre*

Cast: Yoshinaga Sayuri (nel ruolo di Nogami Kayo, Kaabee), Bandō Mitsugorō (nel ruolo di Nogami Shigeru, Toobee), Asano Tadanobu (nel ruolo di Yamazaki Tooru, Yama-chan), Dan Rei (nel ruolo di Nogami Hisako, Chako-chan), Shida Mirai (nel ruolo di Nogami Hatsuko, Hatsu-bee), Satō Miku (nel ruolo di Nogami Terumi, Teru-bee, ovvero la Teruyo autrice del racconto da cui è tratto il film), Nakamura Umenosuke (nel ruolo di Fujioka Kyuutarō, il padre di Kayo), Shoufukutei Tsurube (nel ruolo di Fujioka Senkichi, lo zio di Nara), Sasano Takashi (nel ruolo di Kosuge-san, l'ispettore della tokkō), Denden (nel ruolo di Fukuda, il carbonaio), Kanbe Hiroshi (nel ruolo di Fukuda Ken'ichi, il figlio del carbonaio), Suzuki Mizuho (nel ruolo del professor Nikaidō), Ootaki Hideji (nel ruolo del dottor Nomura), Fukikoshi Mitsuru (nel ruolo del procuratore Sugimoto), Kondō Kōen (nel ruolo di Komiyama, compagno d'armi di Yamazaki), Hidari Tokie (nel ruolo della moglie del padre di Kayo), Baishō Chieko (nel ruolo di Nogami Hatsuko da grande), Toda Keiko (nel ruolo di Nogami Terumi da grande e voce narrante). 

Lingua: Giapponese (audio) 
Sottotitoli: Italiano 
Formato video: Avi (xvid codec)
Risoluzione: 624x336 
Dimensione: 999 MB
Durata: 2:12:42 h:min:sec  

Traduzione in parte dall'inglese 
e in parte dal giapponese: Radicchio F.S.
Timing: Radicchio F.S.
Styling: Radicchio F.S.
Encoding: Radicchio F.S.


Regia: 10   Storia: 10   Recitazione: 10   Musiche: 10



I download sono a scopo informativo e non hanno finalità di lucro. Il file va cancellato dopo la consultazione. Il copyright è degli aventi diritto. 
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martedì 19 maggio 2009

[Galileo] La Devozione del Sospettato X - Yougisha X no Kenshin



すべての現象には必ず理由がある
Subete no genshou ni wa kanarazu riyuu ga aru

Ogni persona ha un modo differente e, senza prenderla con malizia da intellettuali, egoistico di interpretare la realtà. Quello che ci sembra istintivo, ovvero riflettere sugli eventi come se facessero parte di un'ombra che ci avvolge e relegarli interamente alla nostra sfera personale, non è altro che il mezzo cosciente (difficilmente possono essere considerate riflessioni inconsapevoli) per normalizzare, rendere vivibile un'esistenza. Non molto tempo fa si credeva (sarebbe ingenuo pensare che non lo si faccia tuttora) che filosofia e scienza unite non avrebbero fatto che isterilire il terreno dei rapporti umani riconducendoli alle dinamiche dello scambio favorevole e della necessità, il tutto condito da un razionalismo estremo. In realtà un pensiero del genere nasconde semplicemente una scusa. L'errore sarebbe qualcosa di irragionevole, estraneo alla macchina umana proprio in virtù di una interpretazione positivistica e, senza bisogno di esempi, assolutamente priva di fondamenti concreti del senso di giustizia, concetto diventato una sorta di pietra lapidaria. E allora si punta il dito sull'ignoranza, sulla cattiveria, come se la percezione del male fosse sempre presente ma esterna alla natura umana. Come se l'azione in sé derivasse da una defezione, un allontanamento da propositi virtuosi. Ma in questo non c'è nulla di scientifico, difficile persino trovare anche una sola spiegazione teologica (non ci tengo e sono dell'opinione che sia la situazione a generare una reazione, indipendentemente dalla solidità morale e dalle ideologie -intese come concezioni della realtà, di cosa è più o meno ammissibile). Quando si analizza un evento extra-ordinario, che interessi la sfera personale o delle proprie conoscenze, si presentano solitamente queste possibilità: minimizzare la portata dell'evento stesso, soprattutto se traumatico, come se non ci riguardasse; affrontarlo come se fosse indispensabile, ed inevitabile, superarlo (indipendentemente dalla sua comprensione); fermarsi a riflettere e conficcarsi un paletto nel cuore quando si arriva alla soluzione.


"Per ogni fenomeno esiste necessariamente una causa", o meglio una motivazione. Potrebbe dirlo chiunque e non ci sarebbe nulla da eccepire. Se non fosse che una regola che vale invariabilmente per qualsiasi fenomeno meccanicistico (compresi alcuni rapporti interpersonali e le reazioni istintive) non può che descrivere marginalmente, per sommi capi, tutto quello che passa nella testa di una persona. Esistono cause evidenti e comprensibili e cause latenti e assurde. Nell'insieme delle latenti e assurde rientrano tutte le scelte personali autolesive (per quanto umanissime -chi ha già visto il film avrà capito a cosa mi riferisco). Per dare un'immagine di quello che intendo: è come se, volgendo le spalle alla realtà, si osservassero le cose attraverso uno specchio pensando di trovarsele di fronte. La differenza sta nell'approccio. Lo specchio è il conforto del malato (come in un racconto di Kawabata) che vive in fuzione delle immagini che vi si riflettono. Qualcuno la definirebbe una vita passiva. Può essere. Ma trovarne una che non dipenda da un artificio immaginativo (speranze, promesse, progetti, rassegnazione) sarebbe come scoprire che la salvezza  (non il "morto buono, quindi..." tie', scongiuro -intendo l'aver fatto qualcosa di rilevante o aver lasciato una traccia nella vita di qualcun altro) dipende da qualche divinità. Impensabile.
Metto dei serci su questo per dare degli spunti di riflessione (anche malati, eh -sono abituato ai viaggi mentali). Del film si può dire qualsiasi cosa tranne che sia banale: la tematica del sacrificio ha qualcosa di religioso ma è slegata da una reprimenda morale; l'errore umano esiste, viene calcolato, analizzato, spiegato e punito ma con dispiacere; si tenta quella minimizzazione dettata dagli affetti ma la verità è carogna e non perdona mai. Alla fine lo specchio si rompe.


Quando Mary Shelley (o il marito per lei -non andiamo a ravanare nei letti dei defunti) scrisse Frankenstein non aveva solo in mente di proporre l'orrore dei romanzi gotici dell'epoca (anche, ma non era quello il suo scopo), quanto di evidenziare cosa fa dell'animale uomo un essere umano: la "curiosità" e la necessità di indagare le cause (del mostro totalmente umano che cerca il senso della sua esistenza anche attraverso la lettura). Nel racconto si risolve tutto in maniera tragica, perché la conoscenza è un macigno legato al collo (alcuni diranno che ci sono libri che sono macigni senza avere nulla a che vedere con la conoscenza -si possono sempre usare come armi di distruzione di massa o per fare pesi). La verità pura e canaglia è presente molto poco nella realtà, anche perché di solito si fa prima a cambiare vestito (o trucco) che a risolvere le questioni; o ci si carica di responsabilità non proprie pensando di fare la cosa giusta, salvo poi rendersi conto che è stato inutile. Un argomento reso in maniera più efficace in ambito teatrale (Ibsen) e cinematografico (il Fritz Lang di M -la frase finale della madre), ma che normalmente poco interessa (tranne nelle sue manifestazioni morbose).



Rivedendo la scena (la migliore secondo me) di Ishigami (parlo ancora a chi il film l'ha già visto) che immagina sulle pareti della cella il problema dei quattro colori credo che uno debba avere in mente il senso della diversità reale (quella alla quale Yukawa non vuole arrendersi, facendo  prima spallucce e poi quasi allontanandosi dal proposito di cercare la verità): che "regioni adiacenti non devono avere lo stesso colore" può non fregarcene assolutamente nulla  e sembrare una nerdata da matematico, se non fosse che l'enunciato del teorema/problema descrive perfettamente lo stato in cui i protagonisti si trovano. La vicinanza di Ishigami con la venditrice di bentou, Hanaoka, da immaginata diviene effettiva solo per cause fortuite. Il fatto che sia una vicinanza funzionale e inscindibile da una particolare situazione non la rende duratura. Lo stesso vale per l'amicizia tra Ishigami e Yukawa, c'è una separazione di intenti: da una parte il gesto (non quello di costituirsi, quello impensabile) dell'uomo razionale, dall'altra il tentativo della ragione di piegarsi al sentimento (e di considerare apriori inconcepibile che un proprio amico abbia... etc etc).  Ma in questo caso è la diversità che rende possibile la vicinanza. Non la diversità fisica (quella invidiata da Ishigami), ma  quella che fa comprendere lo stato psicologico dell'altro (l'avrebbe potuto di Ishigami durante la tormenta e le perplessità di Yukawa nella risoluzione positiva della vicenda -il "perché sei un amico" e il discorso con Utsumi nel laboratorio). Non sono spiegazioni scontate. L'atteggiamento di Ishigami poi è riassunto a perfezione dalla strofa della canzone finale (bravo Masaharu, credo l'abbia scritta lui) in cui si dice "Aisanakute ii kara, tooku de mimamottete" (che ho tradotto "Puoi anche non amarmi, basta che mi osservi da lontano"): una condizione che penso chiunque vorrebbe evitare se ama qualcun altro, ma che chiarisce come vada interpretato il gesto (di devozione e dedizione -alla persona e ai propri sentimenti verso quella persona- finanche all'esclusione della felicità). Difficilmente si rinuncerebbe coscientemente ai propri interessi per un altro, è per questo che in un mio precedente commento avevo scritto che le relazioni sono egoistiche. Anche questa lo è ma non perché 1) lei non capisce finché non ha letto la lettera, 2) lui si assume interamente la colpa e, a tal fine, crea  un'immagine negativa di sé che condizioni lo stato d'animo (inde credibilità -per quello che lo stesso Yukawa dice a Yasuko) di lei; ma perché è fondata sull'assunto di lei che le attenzioni di lui siano morbose (impressione indotta dalla precedente esperienza matrimoniale e anche dal "piano") e sull'assunto di lui che esistano vite utili alla bisogna (il "per proteggerle, hai..." e il "come orologi..." in riferimento ai senzatetto). L'egoismo sta nel servirsi degli altri, applicando una propria "giustizia sociale" e, ripeto, non c'è nulla che può autorizzare una tale presa di posizione. E' solo per questo che il film ha avuto un certo finale: non per equilibrare il torto ma per separare la pianificazione razionale di un omicidio (della serie "pericoloso lo stupido, peggiore il genio") dal sentimento che c'è e commuove. Poi uno può definirlo amore o gratitudine, poco importa. Forse la scelta di aprire il film con l'esperimento sul principio di conservazione dell'energia -attenzione, qua mi è partito il cervello- voleva anticipare il trasferimento dell'intento suic... omissis omissis... così da leggere tutto come il completamento del principio stesso (una vita andava sacrificata -non sono della stessa opinione morale ed è un forse).


Dopo il sermone che potrebbe farmi diventare Papa (o Papi) all'istante, meglio passare alla trama.
Le basi sono le stesse della serie e dello special. Il professore associato del Dipartimento di Fisica dell'università Teito, Yukawa Manabu (interpretato da Fukuyama Masaharu) si trova coinvolto nelle indagini che la detective Utsumi Kaoru (interpretata da Shibasaki Kou) e il detective Kusanagi Shunpei (il sempre all'altezza Kitamura Kazuki) devono svolgere per accertare la verità su un misterioso e particolarmente violento caso di omicidio. La vittima è stata trovata nuda, con segni di strangolamento, faccia fracassata, polpastrelli bruciati in un parco di Oomori. A differenza della serie,  pensiamo di sapere in partenza chi cosa quando come ma non perché e siamo già fuori strada. La parte investigativa ha rilevanza solo in relazione all'atteggiamento maschilista nei confronti di Utsumi (il commissario stronzo che la tratta come una cameriera per il fatto che è l'unica donna -non rappresenta una situazione improbabile) e per dare risalto alla recitazione di Kitamura e ad alcune scene (i cadaveri recitano sempre bene). Per il resto si può dire che non sia un film di genere (ovvero investigativo). E' piuttosto un dramma, senza risate larghe (ad eccezione della fissa del professore per la bellezza e tutta la spiegazione dello sdoppiamento -ipotesi per assurdo) in cui le parti fondamentali sono quelle dei coprotagonisti (entrambi candidati nella 32esima edizione dei Japan Academy Awards -non fosse stato che ha vinto praticamente tutto e giustamente Okuribito): il timido e solitario professore di matematica, Ishigami Tetsuya (interpretato dallo spettacolare Tsutsumi Shin'ichi), e la venditrice di bentou, Hanaoka Yasuko (interpretata da Matsuyuki Yasuko -già grandiosa in DMC e Suna no Utsuwa- che qui dà il suo meglio). I due vivono in appartamenti vicini di un condominio (di quelli a due piani con le scalette -tipo motel): lui è una persona schiva, "marginale" (non si evidenzia), preso solo dai numeri e dalle scalate; lei è una donna sola con figlia che ha abbandonato la vita odiosa con il marito ed è riuscita a realizzare il sogno di gestire un suo negozio. La storia prende una brutta piega dalla ricomparsa del classico "ex marito impenitente che ce riprova sempre" e li coinvolge in maniera inaspettata (e insperabilmente vista la reazione del matematico): una scena in cui le attrici, nei ruoli di madre e figlia, hanno dato molto (tra capocciata alla trave, volo sul pavimento e strangolamento).
Senza raccontare troppo nel dettaglio, la storia prosegue abbastanza speditamente alternando scene di concitazione (quella descritta, l'uccisione che ricorda, non a caso -impressione mia-, quella in Suna no Utsuwa -sul tentativo di rendere irriconoscibile il corpo- e quella interna della montagna -lo sguardo assassino) a scene di perfezione registica (le telefonate, la dissolvenza nella cucina di lei, tutta la parte dall'apertura della lettera alla fine del discorso in laboratorio con Utsumi, la scena finale -prima della panchina). Unici effetti speciali l'esplosione (se tiravano una palla di cannone usciva il fungo atomico) e il "doppelgänger" (la parte più divertente).
Il fatto che il regista (Nishitani Hiroshi -lo stesso di alcune puntate della serie, 1-2-6) abbia puntato su una forma di narrazione atipica (che riesce anche ostica quando si cerca di far capire il senso di "Quello che sembra un problema di geometria nasconde in realtà un problema di analisi" a chi di certe cose odia solo il sentirne parlare) pare aver dato i suoi frutti. Il risultato è quel risvolto inquietante che non avevo previsto (dato che nella serie appare tutto fin troppo chiaro subito -le differenze con il film sono lampanti), pensando che il sacrificio consista nell'assunzione di responsabilità quando in realtà... come si dice "Perché parlarne se non ha attinenza con il caso?". Se uno riflettesse su ogni parola detta impazzirebbe. Ma è nel tralasciare le cose insignificanti che si perde di vista il succo dell'amaro calice che mi sono scolato abbondantemente (e più volte).


"Tra il creare un problema che nessuno è in grado di risolvere e il risolvere lo stesso problema, qual è la cosa più difficile?" 
La storia sembrerebbe girare intorno a questa domanda, se per difficoltà si intende anche quella di accettare le conseguenze della scelta. In questo senso sia chi pone il problema (Ishigami) che chi tenta di risolverlo (Yukawa) si vengono a trovare in strade senza vie di uscita: che ci sia da parte dell'uno accettazione passiva e da parte dell'altro amarezza (e delusione) non cambia nulla. Se il fisico avesse negato la realtà sarebbe andato contro i suoi principi, se il matematico si fosse comportato diversamente avrebbe reso vani tutti i suoi sforzi per garantire serenità alle persone che voleva proteggere. Il percorso più semplice è anche quello più complicato da trovare ma la difficoltà vera sta nell'immaginare i motivi che portano a scegliere il percorso più frastagliato (e pericoloso). La semplificazione delle leggi che descrivono i fenomeni è inevitabile e utile per spiegarli ma non considera gli eccessi della ragione: è per questo che lo "scambio" del film, in quelle determinate condizioni, con quella volontà precisa, rappresenta la scelta più astrusa solo per chi il problema si trova a doverlo risolvere. E per risolverlo non può fare altro che cambiare la propria prospettiva, ammettere l'inammissibile e valutare gli svantaggi che questo ragionamento comporta. Non uno scontro tra persone, tra intelligenze, ma tra quello che si ritiene giusto e la verità, senza neanche la consolazione di un premio minore.

Un film che non dovrebbe lasciare indifferenti: storia non banale, recitazioni anche notevoli (Tsutsumi e la Matsuyuki li adoro, anche i "nostri" della serie -Maya!!!- e pure la ragazzina -ma non in veste di Papi sia chiaro, ne basta e avanza uno in Italia), regia 8/9.

Non fossilizzatevi sui concetti di amicizia e amore, non andate alla ricerca angosciosa di tracce che facciano presagire intrallazzi finali perché la parte più inquietante e significativa riguarda la considerazione umana. Buona visione!



Informazioni generali

Titolo originale: 容疑者Xの献身 - Yougisha X no Kenshin
Titolo italiano: La Devozione del Sospettato X

Il film, basato sull'omonimo romanzo di Higashino Keigo, è uscito nelle sale giapponesi il giorno 4 ottobre 2008, in contemporanea con la messa in onda televisiva dello special. 

Regia: Nishitani Hiroshi 
Cast: Fukuyama Masaharu (nel ruolo del professor Yukawa Manabu -alias "Henjin Galileo", Galileo lo strambo), Shibasaki Kou (nel ruolo della detective Utsumi Kaoru), Tsutsumi Shin'ichi (nel ruolo di Ishigami Tetsuya), Matsuyuki Yasuko (nel ruolo di Hanaoka Yasuko), Kitamura Kazuki (nel ruolo del detective Kusanagi Shunpei), Kanazawa Miho (nel ruolo di Hanaoka Misato), Watanabe Ikkei (nel ruolo dell'assistente Kuribayashi Hiromi), Maya Miki (mitica -nel ruolo del medico legale Jounouchi Sakurako), Shinagawa Hiroshi (nel ruolo di Yuge Shiro), Dankan (Iizuka Minoru nel ruolo di Kudou Kuniaki), Nagatsuka Keishi (nel ruolo di Togashi Shinji). 
Guests: Ishizaka Koji (il grande Azuma-sensei di Shiroi Kyoto nel ruolo di Arizono Fumio -spero di aver messo la lettura giusta dei kanji), Hayashi Yasufumi (nel ruolo di Kagimoto), Masuoka Tooru (nel ruolo del commissario Katsuragi Shujiro). 

Premi e riconoscimenti: premio "Popolarità" ai Japanese Academy Awards; premio come miglior attore non protagonista agli Hochi Eiga Shou (Hochi Film Awards) per Tsutsumi Shin'ichi; condidature come miglior film, miglior attrice non protagonista (Matsuyuki Yasuko, in corsa anche per DMC) e miglior attore non protagonista (Tsutsumi Shin'ichi, in corsa anche come miglior attore protagonista per Climber's High) ai Japanese Academy Awards; candidatura per il miglior attore non protagonista (sempre Tsutsumi) agli Asian Film Awards.

Torrent e link diretto:

La Devozione del Sospettato X - Yougisha X no Kenshin

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Lingua: Giapponese (audio)
Sottotitoli: Italiano
Formato video: Avi (xvid codec)
Risoluzione: 640x272
Dimensione: 999.78 MB
Durata:
2:08:17 h:min:sec

Traduzione dall'inglese:
Radicchio F.S.
Timing: Radicchio F.S.
Styling: Radicchio F.S.
Encoding: Radicchio F.S.



Regia: 9   Storia: 9   Recitazione: 10   Musiche: 9



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lunedì 11 maggio 2009

[Drama] Ii Hito - Episodio 01



Torrent del primo episodio su AniRena:

Ii Hito - Episodio 01


Magnet link (in caso di server non funzionante)


Link diretto: Ii Hito 01*


Titolo originale: いいひと。- Ii Hito.
Titolo italiano: Una brava persona
Basato sull'ominimo manga di Takahashi Shin.

Cast: Kusanagi Tsuyoshi (nel ruolo di Kitano Yuuji), Zaizen Naomi (nel ruolo di Nikaidou Chie -mitica!), Kanno Miho (nel ruolo di Taeko), Itou Shirou (nel ruolo di Shiroyama Seishichirou, il migliore), Hosokawa Shigeki (nel ruolo di Kamimura Yousuke), Kyoumoto Masaki (nel ruolo di Inaba Ken’ichi), Katahira Nagisa (nel ruolo di Shiroyama Mariko), Nomura Yuuka (nel ruolo di Shiroyama Michi), Kajihara Zen (nel ruolo del proprietario del Patricia), Anan Kenji (nel ruolo del tassista), Yabe Miho (nel ruolo di Yamashita Eri), Yana Nobuo (nel ruolo di Iwakura Kennosuke).

Lingua: Giapponese (audio)
Sottotitoli: Italiano
Formato video: Avi (xvid codec)
Risoluzione: 640x480
Dimensione: 550 MB
Durata:
1:01:21 h:min:sec

Traduzione dall'inglese:
Radicchio F.S.
Timing: Radicchio F.S.
Styling: Radicchio F.S.
Encoding: Radicchio F.S.



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Warui Yatsura (serie completa)


Da sinistra in senso orario: Yonekura Ryouko, Kamikawa Takaya, You Kimiko, Fueki Yuuko e Kitamura Kazuki.

Titolo originale: わるいやつら - Warui Yatsura

Titolo italiano: Warui Yatsura


Informazioni generali

Trasmessa da TV Asahi dal 19 gennaio al 9 marzo del 2007, questa serie breve di 8 puntate è un adattamento televisivo (non si sa in che misura fedele all'originale) del racconto omonimo dello scrittore
Matsumoto Seichou (vero nome Kiyoharu 1909-1992) pubblicato nel 1961 (se qualcuno mi potesse far avere a titolo gratuito gli unici suoi tre racconti pubblicati in Italia nella collana Il giallo Mondadori gliene sarei grato a vita -quindi non succederà mai...). La serie fa parte di una trilogia di adattamenti dei lavori di Matsumoto assieme a Kemonomichi (2006) che mi appresterò a vedere e Kurokawa no Techou (2004), tutti con protagonista Yonekura Ryouko. La regia è di Matsuda Hidetomo e Fujita Meiji (secondo il parere del sottoscritto abbastanza ben curata). La canzone di chiusura è Luna di Arashiro Beni (non ho fatto il karaoke ma chi vuole può chiedermene il testo, tanto non glielo do).
 
La storia in breve

Serie dalla trama insolita, che diluire nell'amalgama del mistero-dark sarebbe riduttivo. A darne necessariamente una definizione, sceglierei quella di "psico-dramma dai toni opachi e rigurgitante di sensazioni contrastanti", tanto per chiarire la gamma di impressioni che può dare al primo impatto. Non c'è niente di scontato, né i rapporti tra i vari personaggi né la natura stessa delle loro azioni. La storia segue un andamento a volte lento ma mai da esaurimento: si assiste passo per passo alla nascita e al deterioramento di una relazione senza doversi lamentare di inutili escamotage (niente patetismi, pochi se non quasi completamente assenti i momenti di felicità). Come mi viene spesso da pensare, non c'è niente di dolce o affettatamente romantico se non quella fragola in bocca della prima puntata, che in considerazione di quello che succede poi assume quasi un senso odioso. Come recita il titolo non c'è azione che salvi i personaggi dalla loro meschinità, sia essa rappresentata dalla logica del profitto, dalla vendetta, dall'inganno o dalla rassegnazione, dalla delusione e dall'odio. E' un gioco a più parti in cui l'unico vincitore è quello che non soccombe alle regole, pur facendone uso per attuare i suoi piani.
Moralmente è difficile accettare qualsiasi delle posizioni presentate, per quanto realistiche. Non si riesce a penetrare a fondo l'ossessione dell'infermiera Terajima Toyomi senza legarla ad una conflittualità interiore irrisolta (cosa che spiegherebbe il primo atto -dimostrazione d'amore o cosa?- e la successiva presa di coscienza della diversità). Si comprende meglio la mentalità parassitaria del dottor Toya Shin'ichi, che utilizza le persone per non doversi sporcare le mani ma arriva ad un punto in cui non può farne a meno (una scena che può essere letta in tanti modi, anche come summa di un compenetrazione reciprica definitiva, in cui non è più chiaro chi sia la vittima o se ci sia una vittima -non in senso fisico- o se sia tutto funzionale al gioco di amore\ossessione\rancore alla base della storia). Il tutto lascia un sapore incerto in bocca e stimola quello che ho definito altrove un disagio piacevole. Non spiegarsi determinate cose ma seguirne l'evoluzione come se fossero plausibili. L'assistere all'incontro di due esistenze che genera un complesso di eventi catastrofici ed anche paradossali (gelosia che si scambia con desiderio, fallimento personale in cerca di pascoli monetari, tranelli ad esiti incerti fino alla fine) non può che mettere a disagio, molto più di quanto riescano a farlo le scene cupe.
Si può anche interpretare l'andamento degli eventi come figlio di un'affettività ambigua o patologica, ma preferisco affidarmi alla chiave "causa-effetto", quindi della constatazione inevitabile, piuttosto che a quella dell'intenzionalità. Questo vale a norma, ad eccezione della vendetta ragionevole che si manifesta nella seconda parte del drama: è inevitabile il gesto, arbitraria la modalità di attuazione e premeditata  e sconcertante la conclusione.  Questa naturalmente è una mia lettura personale.

Terajima Toyomi (interpretata da Yonekura Ryouko)
, infermiera presso l'ospedale Toya, si ritrova a condividere un destino incerto e a tratti oscuro con lo spregiudicato direttore e primario del dipartimento di chirurgia, il dottor Toya Shin'ichi (interpretato da Kamikawa Takaya
). Tra i due nasce un legame che mescola desiderio di possesso, incapacità di comprensione, ossessione, contrapposizione e odio. Le loro visioni contrastanti (ma con un margine comune, se si pensa a quello che lei ha fatto per lui -compresa la vendetta) generano un conflitto che vede coinvolti anche il baldanzoso avvocato Shimomizawa Sakuo (Kitamura Kazuki), l'untore (cosa che capirete guardando la serie, associata al personaggio della stilista Makimura Takako -Fueki Yuuko) e la sprezzante Fujishima Chise (la brava You Kimiko). Come ho già detto, nessuno si salva, rappresentando questa una sorta di tragedia moderna, senza morbosità splatter e con molta introspezione.

Serie cruda, adatta a poche persone (mancando sentimentalismi e banalità di sorta). Evitate di fare le cose che vengono fatte vedere, altrimenti poi danno la colpa a me. Se le dovete fare vi consiglio di scavare buche un po' più profonde e di non usare foglie... per travasare le piante, mica per altro.


Torrent unico e link diretti (8/8 concluso):

Warui Yatsura - Completo (Episodi 1-8)


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Capitolo 1

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Cast: Yonekura Ryouko (nel ruolo dell'infermiera Terajima Toyomi), Kamikawa Takaya (nel ruolo del dottor Toya Shin'ichi), You Kimiko (nel ruolo di Fujishima Chise), Kitamura Kazuki (nel ruolo dell'avvocato Shimomizawa Sakuo), Kojima Hijiri (nel ruolo di Yokotake Tatsuko), Fueki Yuuko (nel ruolo della stilista Makimura Takako), Ibu Masatou (nel ruolo dell'amministratore Kasuya).

Lingua: Giapponese (audio)
Sottotitoli: Italiano
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Capitolo 2

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Cast: Yonekura Ryouko (nel ruolo dell'infermiera Terajima Toyomi), Kamikawa Takaya (nel ruolo del dottor Toya Shin'ichi), You Kimiko (nel ruolo di Fujishima Chise), Kitamura Kazuki (nel ruolo dell'avvocato Shimomizawa Sakuo), Kojima Hijiri (nel ruolo di Yokotake Tatsuko), Fueki Yuuko (nel ruolo della stilista Makimura Takako), Asaka Mayumi (nel ruolo della capoinfermiera Numata), Hirayama Hiroyuki (nel ruolo del dottor Hayama Kouta), Ibu Masatou (nel ruolo dell'amministratore Kasuya).

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Sottotitoli: Italiano
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Capitolo 3

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Cast: Yonekura Ryouko (nel ruolo dell'infermiera Terajima Toyomi), Kamikawa Takaya (nel ruolo del dottor Toya Shin'ichi), You Kimiko (nel ruolo di Fujishima Chise), Kitamura Kazuki (nel ruolo dell'avvocato Shimomizawa Sakuo), Fueki Yuuko (nel ruolo della stilista Makimura Takako), Asaka Mayumi (nel ruolo della copoinfermiera Numata), Moriguchi Youko (nel ruolo dii Toya Keiko), Sasano Takashi (nel ruolo di Fujishima Haruhiko), Ibu Masatou (nel ruolo dell'amministratore Kasuya).

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Capitolo 4

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Cast: Yonekura Ryouko (nel ruolo dell'infermiera Terajima Toyomi), Kamikawa Takaya (nel ruolo del dottor Toya Shin'ichi), You Kimiko (nel ruolo di Fujishima Chise), Kitamura Kazuki (nel ruolo dell'avvocato Shimomizawa Sakuo),  Fueki Yuuko (nel ruolo della stilista Makimura Takako), Asaka Mayumi (nel ruolo della capoinfermiera Numata), Kaneko Noboru (nel ruolo del detective Kaji Teiichi), Sasano Takashi (nel ruolo di Fujishima Haruhiko), Ibu Masatou (nel ruolo dell'amministratore Kasuya).

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Capitolo 5

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Capitolo 6

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Lingua: Giapponese (audio)
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Capitolo 7

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Cast: Yonekura Ryouko (nel ruolo dell'infermiera Terajima Toyomi), Kamikawa Takaya (nel ruolo del dottor Toya Shin'ichi), You Kimiko (nel ruolo di Fujishima Chise), Kitamura Kazuki (nel ruolo dell'avvocato Shimomizawa Sakuo),  Fueki Yuuko (nel ruolo della stilista Makimura Takako), Kaneko Noboru (nel ruolo del detective Kaji Teiichi), Hirayama Hiroyuki (nel ruolo del dottor Hayama Kouta), Ibu Masatou (nel ruolo dell'amministratore Kasuya), Osugi Ren (nel ruolo del vice ispettore Inoue).

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Durata: 45:59 min:sec


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Capitolo Finale

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Cast: Yonekura Ryouko (nel ruolo dell'infermiera Terajima Toyomi), Kamikawa Takaya (nel ruolo del dottor Toya Shin'ichi), You Kimiko (nel ruolo di Fujishima Chise), Kitamura Kazuki (nel ruolo dell'avvocato Shimomizawa Sakuo),  Fueki Yuuko (nel ruolo della stilista Makimura Takako), Asaka Mayumi (nel ruolo della capoinfermiera Numata), Kaneko Noboru (nel ruolo del detective Kaji Teiichi), Hirayama Hiroyuki (nel ruolo del dottor Hayama Kouta), Ibu Masatou (nel ruolo dell'amministratore Kasuya), Osugi Ren (nel ruolo del vice ispettore Inoue), Shiga Koutarou (nel ruolo del giudice).

Lingua: Giapponese (audio)
Sottotitoli: Italiano
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Durata: 45:44 min:sec


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Regia: 10   Storia: 9   Pazzia: 10   Recitazione: 9

  

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