金子 みすゞ - さくらの木
もしも、母さんが叱らなきや、 咲いたさくらのあの枝へ、 ちよいとのぼつてみたいのよ。 一番目の枝までのぼつたら、 町がかすみのなかにみえ、 お伽のくにのやうでせう。 三番目の枝に腰かけて、 お花のなかにつつまれりや、 私がお花の姫さまで、 ふしぎな灰でもふりまいて、 咲かせたやうな、氣がしませう。 もしも誰かがみつけなきや、 ちよいとのぼつてみたいのよ。 |
Sakura no Ki
Moshimo, kaasan ga shikaranakya, saita sakura no ano eda e, choito nobotte mitai no yo. Ichibanme no eda made nobottara, machi ga kasumi no naka ni mie, Otogi no Kuni no you deshou. Sanbanme no eda ni koshi-kakete, o-hana no naka ni tsutsumarerya, watashi ga o-hana no himesama de, fushigina hai demo furimaite, sakaseta youna, ki ga shimashou. Moshimo dareka ga mitsukenakya, choito nobotte mitai no yo. |
SK208-sk4092
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Il Ciliegio Se la mamma non mi sgrida, vorrei arrampicarmi un po' su quei rami di ciliegio in fiore. Arrivata al primo ramo, vedrei tutta la città come immersa nella nebbia, quasi fosse il Regno delle Fiabe. Poi, sedendomi sul terzo, da quei petali nascosta¹, mi parrebbe d'esser come la Principessa dei Fiori che li ha fatti risvegliare² con manciate di polvere magica.³ Se nessuno lo scoprisse, vorrei arrampicarmi fin lassù.* |
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¹ Lett. Circondata, avvolta dai fiori. ² Lett. Far fiorire, sbocciare. ³ Lett. Spargendo polvere miracolosa. * Ripetizione del terzo verso (il secondo nella traduzione). |
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Per la traduzione ©Maggio2020 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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lunedì 18 maggio 2020
Kaneko Misuzu - Sakura no Ki (Il Ciliegio)
lunedì 4 maggio 2020
Kaneko Misuzu - Obaasama to Jōruri (La Nonna e il Jōruri)
金子 みすゞ - お祖母樣と淨瑠璃
縫ひものしながらお祖母さまは、 いつもおはなし、きかせました。 おつる、千松、中將姫・・・、 みんなかなしい話ばかり。 お話しながらお祖母さまは、 ときどき淨留璃をきかせました。 おもひ出しても胸がいたむ、 それはかなしい調子でした。 中將姫をおもふせいか、 そのことはみんなみんな、 雪の夜のやうにおもはれます。 それももう遠いむかし、 うたの言葉はわすれました。 ただ、せつない、ひびきばかり、 ああ、いまも、水のやうに、 かなしくしづかに泌みてきます。 さらさらと、さらさらと、 ふる雪の音さへも・・・。 |
Obaasama to Jōruri
Nuimono shi-nagara obaasama wa, itsumo o-hanashi, kikasemashita. O-Tsuru, Senmatsu, Chūjō-hime..., minna kanashii hanashi bakari. O-hanashi shi-nagara obaasama wa, tokidoki jōruri wo kikasemashita. Omoidashite mo mune ga itamu, sore wa kanashii chōshi deshita. Chūjō-hime wo omou sei ka, sono koto wa minna minna, yuki no yoru no you ni omowaremasu. Sore mo mou tooi mukashi, uta no kotoba wa wasuremashita. Tada, setsunai, hibiki bakari, aa, ima mo, mizu no you ni, kanashiku shizukani shimite kimasu. Sarasara to, sarasara to, furu yuki no oto sae mo... |
UM221-um2189
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La Nonna e il Jōruri* Mentre la nonna era intenta a cucire, mi raccontava sempre delle storie: O-Tsuru, Senmatsu, Chūjō-hime...¹ Erano tutte storie molto tristi. E a volte, nel bel mezzo del racconto, mi faceva ascoltare un jōruri. Un canto pieno di malinconia² al cui ricordo mi si stringe il cuore. Forse è il pensiero della principessa Chūjō, ma mi sembra che lo facesse ogni volta nelle notti di neve.³ Ormai appartiene tutto ad un passato molto lontano e, di quelle canzoni, non ricordo più neanche le parole. Resta soltanto un'eco dolorosa che -Ah!- in questo momento mi pervade, come l'acqua, con la sua triste quiete. Sento persino il suono della neve che cade e cade delicatamente... |
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* Il jōruri (淨瑠璃) è il racconto cantato, uno stile di recitazione narrativa caratteristico del teatro dei burattini (ningyō-jōruri 人形浄瑠璃 o bunraku 文楽). ¹ Personaggi della tradizione popolare giapponese presenti in varie opere teatrali. O-Tsuru (おつる) è un personaggio dell'opera “Keisei Awa no Naruto” (傾城阿波の鳴門 - “Cortigiana, Naruto di Awa”, conosciuta anche come “La Tragedia di Naruto”): figlia di O-Yumi e del samurai Jūrōbē, viene lasciata alle cure della nonna quando il padre parte per Ōsaka con la moglie alla ricerca della spada perduta del suo signore. Passati dieci anni la ragazza, in viaggio per trovare i genitori, si presenta inconsapevolmente alla porta della loro casa (qui in una stampa di Toyohara Kunichika), ma la madre O-Yumi, pur avendola riconosciuta, la allontana per non metterla in pericolo (il padre era entrato in una banda di ladri ed era ricercato). Mentre O-Yumi, pentita, esce di casa alla ricerca di O-Tsuru, questa incontra il padre che, ignaro della sua identità, la trascina in casa per derubarla e la uccide (qui in una stampa di Utagawa Kunisada). Senmatsu (千松) è un personaggio dell'opera “Meiboku Sendai Hagi” (伽羅先代萩, nota come “La Successione Contesa”): figlio di Masaoka, nutrice del giovane Tsuruchiyo (erede del daimyō -signore- di Oshu), viene istruito dalla madre ad assaggiare il cibo destinato all'erede del casato per evitare che venga avvelenato. Viene ucciso davanti agli occhi della madre da Yashio (sorella di Nikki Danjō, mente del complotto per assassinare il daimyō e suo figlio) per nascondere il tentativo di avvelenamento dopo che il bambino aveva iniziato ad accusare dolori per aver mangiato dei dolci destinati a Tsuruchiyo (scena immortalata dall'artista Utagawa Kuniyoshi in questo trittico e da Morikawa Chikashige in questa stampa). Chūjō-hime (中將姫) è un personaggio forse realmente esistito, protagonista di favole, racconti e leggende: figlia del principe Fujiwara no Toyonari, nata per grazia del/la bodhisattva Kannon in seguito alle offerte dei genitori al tempio di Hase. Alla morte della madre, viene perseguitata dalla matrigna Iwane Gozen (o Teruhi no Mae) che ordina ad un servo di condurla sull'Hibariyama e di ucciderla, ma la ragazza fugge con l'aiuto del servo. Dopo lungo peregrinare, trova rifugio nel tempio di Taima a Nara, si fa monaca e, secondo la leggenda, in una sola notte ricama il mandala presente ancora oggi nel tempio. ² Con “kanashii chōshi” (かなしい調子) si fa probabilmente riferimento al tono lamentoso della recitazione. ³ Nel “Hibariyama Himesute Matsu” (鶊山姫捨松 - “Il Pino della Principessa abbandonata sul Monte Hibari”), come anche in altre opere teatrali, è presente la scena del “supplizio nella neve” (雪責め - Yukizeme), nella quale la principessa Chūjō viene condotta nel cortile innevato per essere bastonata. Scena immortalata da vari pittori, tra cui Toyohara Kunichika (qui), Toyohara Chikanobu (qui e qui) e Utagawa Kunisada III (qui). |
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Per la traduzione ©Maggio2020 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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lunedì 6 aprile 2020
Immutatis Mutandis
Immutatis Mutandis
Nei giorni de priggione
da pestilenza e guera
l'infame se sottera¹
nun senza na raggione.
Ce lo vedreste a lui,
che manco arzava 'n dito,
annà in soccorso artrui
come pprincipe ardito?
È 'n animale soscial
specializzato in feiscial².
Gnente je se pò cchiede
a parte tuitte e seghe.
Si cià quarcosa in lista
de bbono e socialista,
è de impicciasse a dire
all'artri come vive.
Puro quanno nissuno
lo sfriscia³, 'un ce sò cristi:
"Cri-cri, cri-cri. Dovresti.
Non devi. È inopportuno!"
Ma er monno è na ciavatta
e a fine de ggiornata
darà na ripassata*
sia ar grillo che alla blatta.
¹ Il meschino cade ancora più in basso nella considerazione altrui facendo una brutta fine.
² Facial, categoria della filosofia edonistica tra le più studiate e apprezzate.
³ Dal verbo sfregiare. In questo caso assume il significato di “degnare di attenzione”.
* La giusta ricompensa.
4 Aprile 2020
Poesiola scritta pensando alla valanga di stronzate, anche criminali, dette e postate sui social dai due Mattei (il grillo e la blatta) da quando siamo in questa situazione. A tal proposito, vorrei autocitarmi: "Le situazioni di emergenza non fanno emergere il meglio della persona, mettono semplicemente in risalto quello che uno è: l'altruista apparirà più disponibile, lo scemo più irrazionale, il rompicoglioni più insopportabile, la persona acida più allappante, quella banale più stucchevole... e Salvini e Renzi più merde che mai".
Nei giorni de priggione
da pestilenza e guera
l'infame se sottera¹
nun senza na raggione.
Ce lo vedreste a lui,
che manco arzava 'n dito,
annà in soccorso artrui
come pprincipe ardito?
È 'n animale soscial
specializzato in feiscial².
Gnente je se pò cchiede
a parte tuitte e seghe.
Si cià quarcosa in lista
de bbono e socialista,
è de impicciasse a dire
all'artri come vive.
Puro quanno nissuno
lo sfriscia³, 'un ce sò cristi:
"Cri-cri, cri-cri. Dovresti.
Non devi. È inopportuno!"
Ma er monno è na ciavatta
e a fine de ggiornata
darà na ripassata*
sia ar grillo che alla blatta.
¹ Il meschino cade ancora più in basso nella considerazione altrui facendo una brutta fine.
² Facial, categoria della filosofia edonistica tra le più studiate e apprezzate.
³ Dal verbo sfregiare. In questo caso assume il significato di “degnare di attenzione”.
* La giusta ricompensa.
4 Aprile 2020
Poesiola scritta pensando alla valanga di stronzate, anche criminali, dette e postate sui social dai due Mattei (il grillo e la blatta) da quando siamo in questa situazione. A tal proposito, vorrei autocitarmi: "Le situazioni di emergenza non fanno emergere il meglio della persona, mettono semplicemente in risalto quello che uno è: l'altruista apparirà più disponibile, lo scemo più irrazionale, il rompicoglioni più insopportabile, la persona acida più allappante, quella banale più stucchevole... e Salvini e Renzi più merde che mai".
©Aprile2020 Francesco Segola
Vietata la riproduzione senza il mio consenso.
giovedì 28 novembre 2019
Kaneko Misuzu - Otoko no Ko nara (Se Fossi un Bambino)
金子 みすゞ - 男の子なら
もしも私が男の子なら、 世界の海をお家にしてる、 あの、海賊になりたいの。 お船は海の色に塗り、 お空の色の帆をかけりや、 どこでも、誰にもみつからぬ。 ひろい大海乘りまはし、 強いお國のお船を見たら、 私、ゐばつてかういふの。 「さあ、潮水をさしあげませう。」 よわいお國のお船なら、 私、やさしくかういふの。 「みなさん、お國のお噺を、 置いて下さい、一つづつ。」 けれども、そんないたづらは、 それこそ暇なときのこと、 いちばん大事なお仕事は、 お噺にある寶をみんな、 「むかし」の國へはこんでしまふ、 わるいお船をみつけることよ。 そしてその船みつけたら、 とても上手に戰つて、 寶殘らず取りかへし、 かくれ外套や、魔法の洋燈、 歌をうたふ木、七里靴・・・。 お船いつぱい積み込んで、 青い帆いつぱい風うけて、 青い大きな空の下、 青い靜かな海の上、 とほく走つて行きたいの。 もしもほんとに男の子なら、 私、ほんとにゆきたいの。 |
Otoko no Ko nara
Moshimo watashi ga otoko no ko nara, sekai no umi wo o-uchi ni shite'ru, ano, kaizoku ni naritai no. O-fune wa umi no iro ni nuri, o-sora no iro no ho wo kakerya, dokodemo, dare ni mo mitsukaranu. Hiroi taikai norimawashi, tsuyoi o-kuni no o-fune wo mitara, watashi, ibatte kou iu no. “Saa, shiomizu wo sashiagemashou”. Yowai o-kuni no o-fune nara, watashi, yasashiku kou iu no. “Minasan, o-kuni no o-hanashi wo, oite kudasai, hitotsuzutsu”. Keredomo, sonna itazura wa, sore koso himana toki no koto, ichiban daijina o-shigoto wa, o-hanashi ni aru takara wo minna, “Mukashi” no o-kuni e hakonde shimau, warui o-fune wo mitsukeru koto yo. Soshite sono fune mitsuketara, totemo jouzu ni tatakatte, takara nokorazu torikaeshi, kakure-mant ya, mahou no lamp, uta wo utau ki, shichiri-gutsu... O-fune ippai tsumikonde, aoi ho ippai kaze ukete, aoi ookina sora no shita, aoi shizukana umi no ue, tooku hashitte yukitai no. Moshimo honto ni otoko no ko nara, watashi, honto ni yukitai no. |
SO135-so6012
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Se Fossi un Bambino Se fossi un bambino, vorrei diventare uno dei pirati che fanno dei mari la loro dimora¹. La mia nave, tinta del color del mare, a vele spiegate colore del cielo, andrebbe dovunque senza esser notata. Se solcando i vasti oceani avvistassi una delle navi di un forte paese, con fare spavaldo così le direi: “Ti farò assaggiare dell'acqua di mare!” Ma se fosse quella di un debole regno, sarei più cortese²: “Vi prego, lasciate ciascuno una storia del vostro paese”. Certe scorribande solo a tempo perso, |
perché la missione per me più importante sarebbe scovare la perfida nave che porta i tesori che son nelle storie tutti nel paese di “C'era una volta”. Trovata la nave, lottando abilmente³ riconquisterei tutti quei tesori: il manto invisibile*, la lampada magica, l'albero che canta e anche gli stivali delle sette leghe... Con la nave piena e le vele azzurre gonfiate dal vento, vorrei correr via, andare lontano, sotto quell'azzurro, sconfinato cielo e sopra un sereno, quieto mare blu. Se fossi un bambino, ma proprio sul serio, lo vorrei davvero.** |
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¹ Lett. Uno di quei pirati che fanno dei mari del mondo la loro casa. ² Lett. Se fosse la nave di un paese debole, direi gentilmente. ³ Alt. Con molta destrezza. * Il mantello dell'invisibilità. ** Lett. Se fossi davvero un bambino, vorrei proprio andarci. |
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Per la traduzione ©Novembre2019 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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giovedì 3 ottobre 2019
Kaneko Misuzu - Kin no O-sukina Ousama (Il Re che Amava l'Oro)
金子 みすゞ - 金のお好きな王さま
金のお好きな王さまの 御殿は金になりました。 王樣のお手が觸るとき、 薔薇ものこらず金でした。 王樣のお手が抱くときに、 おひめさまさへ、金でした。 王樣のお手のとどくとこ、 世界はみんな金でした。 けれども、けれども、 そのときに、 空はやつぱり青でした。 |
Kin no O-sukina Ousama
Kin no o-sukina ousama no goten wa kin ni narimashita. Ousama no o-te ga sawaru toki, bara mo nokorazu kin deshita. Ousama no o-te ga daku toki ni, o-himesama sae, kin deshita. Ousama no o-te no todoku toko, sekai wa minna kin deshita. Keredomo, keredomo, sono toki ni, sora wa yappari ao deshita. |
SK178-sk4052
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Il Re che Amava l'Oro Il palazzo del re, del re che amava l'oro, era mutato in oro. Sfiorando delle rose, quelle, nessuna esclusa, diventavano d'oro. Anche la principessa, appena stretta a sé, era già tutta d'oro. Tutto ciò che riusciva a toccare con mano si tramutava in oro.* Eppure, in quei momenti, il cielo rimaneva azzurro come prima. |
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* Lett. Ogni luogo al mondo a portata delle sue mani, tutto ciò che riusciva a raggiungere con mano. |
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Per la traduzione ©Ottobre2019 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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martedì 24 settembre 2019
Kaneko Misuzu - Kingyo no Haka (La Tomba del Pesce Rosso)
金子 みすゞ - 金魚の墓
暗い、さみしい、土のなか、 金魚はなにをみつめてる。 夏のお池の藻の花と、 揺れる光のまぼろしを。 靜かな、靜かな、土のなか、 金魚はなにをきいてゐる。 そつと落葉の上をゆく、 夜のしぐれのあしおとを。 冷たい、冷たい、土のなか、 金魚はなにをおもつてる。 金魚屋の荷のなかにゐた、 むかしの、むかしの、友だちを。 |
Kingyo no Haka
Kurai, samishii, tsuchi no naka, kingyo wa nani wo mitsumete'ru. Natsu no o-ike no mo no hana to, yureru hikari no maboroshi wo. Shizukana, shizukana, tsuchi no naka, kingyo wa nani wo kiite iru. Sotto ochiba no ue wo yuku, yoru no shigure no ashioto wo. Tsumetai, tsumetai, tsuchi no naka, kingyo wa nani wo omotte'ru. Kingyoya no ni no naka ni ita, mukashi no, mukashi no, tomodachi wo. |
SK160-sk4022
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La Tomba del Pesce Rosso Nell'oscura e triste terra cosa vede il pesce rosso? Vede i fiori delle alghe¹ nel laghetto in [piena] estate e il miraggio di una luce, di una luce tremolante. Nella quieta, quieta terra cosa sente il pesce rosso? Sente i passi silenziosi che calpestano le foglie nella pioggia² della notte. Nella fredda, fredda terra a che pensa il pesce rosso? Agli amici di una volta³, quelli che erano all'interno della borsa del mercante. |
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¹ 藻の花 (mo no hana - fiore d'alga) è un kigo che indica l'estate inoltrata. Il termine 藻 in questo caso dovrebbe riferirsi al 金魚藻 (kingyomo), tipo di pianta acquatica dai fiori bianchi o color giallo tenue usata per ricreare l'ambiente adatto alla vita dei pesci rossi in laghetti e vasche. ² しぐれ (時雨 - shigure), la pioggia di fine autunno/inizio inverno. Altro termine stagionale. ³ È presente la ripetizione di むかしの (mukashi no - di un tempo, di una volta). [] Aggiunta. Nella prima strofa è presente il contrasto tra l'oscurità e la luce, tra la realtà della morte e il miraggio della vita. Il senso dominante è quello della vista e la stagione di riferimento è l'estate. Nella seconda strofa ci si sposta sull'udito e l'immagine è riferibile al tardo autunno. Il contrasto è tra la quiete della terra e il rumore dei passi nella pioggia attutito dalle foglie cadute. Nella terza ed ultima strofa il freddo (immemore) della terra è confortato (o acuito, a seconda delle interpretazioni) dal ricordo lontano degli amici. |
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Per la traduzione ©Settembre2019 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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venerdì 20 settembre 2019
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