金子 みすゞ - お寢着
八時打ちます、 お時計が、 おねまき着せます、 おかあさま。 白い、白い、おねまきを、 着て寢りや、 白い夢ばかり。 お花のついた晝のべべ、 着て寢りや、 お花になれように。 蝶々のついた外出着を 着て寢りや、 蝶々になれように。 だけども母さま 着せるから、 だまつて着ませう 白ねまき。 |
O-nemaki
Hachiji uchimasu, o-tokei ga, o-nemaki kisemasu, okaasama. Shiroi, shiroi, o-nemaki wo, kite nerya, shiroi yume bakari. O-hana no tsuita hiru no bebe, kite nerya, o-hana ni nareyou ni. Choucho no tsuita yosoyuki wo kite nerya, choucho ni nareyou ni. Dakedomo kaasama kiseru kara, damatte kimashou shiro-nemaki. |
Il Nemaki È l'orologio
ora la mamma
mi metterà il pigiama. Con il mio bianco, candido nemaki farò nel sonno soltanto sogni bianchi¹. Se andassi a letto col vestitino a fiori, quello che indosso durante la giornata², potrei sognare di diventare un fiore³. Se andassi a letto con il vestito buono, quello a farfalle che metto per uscire(4), potrei sognare d'essere una farfalla(5). Però è la mamma a farmelo indossare, e io metterò il mio nemaki bianco senza far storie(6). |
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[] Aggiunta. ¹ Sogni di cui non si ha ricordo. ² Lett. Il bebe del giorno. ³ Lett. Potrei diventare un fiore (in sogno). (4) La parola 外出着 si legge “gaishutsugi”, ma ne è stata indicata come lettura よそゆき (yosoyuki). Il significato è lo stesso (abito per uscire/vestito buono). (5) Lett. Potrei diventare una farfalla (in sogno). (6) Lett. In silenzio. |
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Per la traduzione ©Settembre2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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lunedì 5 settembre 2022
Kaneko Misuzu - O-nemaki (Il Nemaki)
lunedì 29 agosto 2022
Kaneko Misuzu - Niji to Hikouki (L'Arcobaleno e l'Aeroplano)
金子 みすゞ - 虹と飛行機
町の人ははじめて 虹を見た、 飛行機見に出て 虹をみた。 しぐれの空から 飛行機は、 虹の輪のなかへと 急いでる。 わかつた、 わかつた、 飛行機は、 町の人に この虹 みせようと、 虹から つかひに 來たんだよ。 |
Niji to Hikouki
Machi no hito wa hajimete niji wo mita, hikouki mi ni dete niji wo mita. Shigure no sora kara hikouki wa, niji no wa no naka e to isoide'ru. Wakatta, wakatta, hikouki wa, machi no hito ni kono niji miseyou to, niji kara tsukai ni kita n da yo. |
L'Arcobaleno e l'Aeroplano Fu quando uscì a vedere
che, per la prima volta,
la gente di città posò lo sguardo su un arcobaleno. Da quel cielo piovoso¹ l'aereo s'affrettava volando lì, nel mezzo, fin dentro l'arco dell'arcobaleno. Ci sono, ora ho capito! L'aereo era venuto per mostrare alla gente proprio l'arcobaleno, era venuto in veste di messaggero dell'arcobaleno!² |
Versione alternativa Uscita a vedere passare un aereo, la gente in città vide [lassù in cielo] per la prima volta un arcobaleno. Dal cielo piovoso¹ l'aereo sfrecciava nel mezzo dell'arco dell'arcobaleno. Ci sono, ho capito! L'aereo voleva mostrare alla gente quell'arcobaleno, era un messaggero venuto per conto dell'arcobaleno!² |
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[] Aggiunta. ¹ 時雨 (shigure), pioggia di fine autunno/inizio inverno. ² Lett. Era venuto in missione (come messaggero) dall'arcobaleno. |
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Per la traduzione ©Agosto2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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giovedì 25 agosto 2022
Kaneko Misuzu - Umi no O-miya (Il Palazzo del Mare)
金子 みすゞ - 海のお宮
— おはなしのうたの四 — 海のお宮は琅玕づくり、 月夜のやうな青いお宮、 青いお宮で乙姫さんは、 けふも一日、海みてゐます。 いつか、いつかと、海みてゐます。 いつまで見ても、 浦島さんは、 陸へかへつた 浦島さんは———— 海のおくにの靜かな晝を、 うごくは紅い海くさばかり、 うすむらさきのその影ばかり。 百年たつても、乙姫さんは いつか、いつかと、海みてゐます。 |
Umi no O-miya
— O-hanashi no uta no yon — Umi no o-miya wa roukan-zukuri, tsukiyo no youna aoi o-miya, aoi o-miya de Oto-himesan wa, kyou mo ichinichi, umi mite imasu. Itsuka, itsuka to, umi mite imasu. Itsumade mite mo, Urashima-san wa, oka e kaetta Urashima-san wa———— Umi no o-kuni no shizukana hiru wo, ugoku wa akai umikusa bakari, usumurasaki no sono kage bakari. Hyakunen tatte mo, Oto-himesan wa itsuka, itsuka to, umi mite imasu. |
Il Palazzo del Mare* — Racconti in poesia 4 — In fondo al mare c'è un palazzo
simile a quello della notte
illuminata dalla luna². E nel palazzo Oto-hime anche oggi osserva assorta³ il mare, nella speranza che un bel giorno, che un giorno lui faccia ritorno.(4) Ma, per quanto resti a guardare, Urashima, Urashima-san che era tornato sulla terra...(5) Nelle giornate sempre quiete [lì in fondo], nel regno del mare, si muove solo l'alga rossa con la sua ombra viola tenue. Anche trascorsi ormai cent'anni, la principessa osserva il mare, nella speranza che un bel giorno, che un giorno lui faccia ritorno. |
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¹ Lett. Il palazzo del mare è fatto di giada. ² Lett. Simile a una notte di luna. ³ Lett. Per tutto il giorno. (4) Lett. Che un giorno, prima o poi. L’oggetto dell'attesa è esplicitato nella strofa successiva. (5) Conoscendo l’epilogo della storia, risulta chiara l'impossibilità del ritorno. * Si tratta del 竜宮 (ryūgū), il Palazzo del Drago, luogo fantastico presente nella storia di Urashima Tarō (浦島太郎). Nella versione dell'Otogi-zōshi (御伽草子), il giovane pescatore Tarō un giorno trova nella sua rete quattro tartarughe. Ritenendo ingiusto ucciderle (per la loro longevità), le rilascia nel mare augurandosi che si ricordino del suo gesto. Il giorno successivo incontra una bella donna su una barca che gli racconta di essere scampata a una tempesta e che lo prega di accompagnarla nel luogo in cui era diretta. Giunto sul posto, scopre trattarsi del Palazzo del Re Drago e che la donna è in realtà una principessa. La principessa propone quindi al giovane di vivere nel palazzo come suo sposo e lui accetta di buon grado. Trascorsi lì tre anni, colto dalla nostalgia per il suo villaggio e impensierito dalla sorte dei genitori, Tarō decide di lasciare il palazzo. Alla partenza, come regalo di commiato, riceve dalla principessa uno scrigno con la raccomandazione che non venga mai aperto. Tornato sulla terra, il giovane scopre con amara sorpresa che la permanenza nel palazzo era durata ben 700 anni e nessuna delle persone che conosceva era più in vita da molto tempo. Disperato, senza sapere cos’altro fare, apre lo scrigno che gli era stato donato, dal quale fuoriesce una nuvola bianca che rilascia su di lui in un istante i suoi anni reali. Ormai divenuto un vecchio decrepito, Tarō si tramuta in una gru e vola verso il monte Hōrai (蓬莱山), dimora degli immortali. Nella versione presente nel Man'yōshū (万葉集 o 萬葉集), il giovane parte dopo aver promesso di fare ritorno al palazzo l'indomani. Non trovando più la sua casa, apre lo scrigno pensando così di vederla riapparire (この箱を開きて見てば もとのごと家はあらむと) e muore poco dopo essere diventato vecchio. Nella versione popolare del racconto, Tarō salva una tartaruga dalle molestie di alcuni bambini e per riconoscenza viene da questa condotto in fondo al mare, nel Palazzo del Drago, dove trascorre diversi giorni in bagordi assieme alla sua ospite, rivelatasi essere Oto-hime (乙姫). |
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Per la traduzione ©Agosto2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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giovedì 18 agosto 2022
Kaneko Misuzu - Nenne no Kisha (Il Treno della Nanna)
金子 みすゞ - ねんねの汽車
ねんねん寢る子は汽車に乘る、 ねんねの駅を汽車は出る。 汽車の通るは夢のくに、 なんきん玉の地の上の、 赤い線路をひた走り。 月は明るし、雲は紅、 硝子の塔のてつぺんに、 ちらりと白い星も出る。 みんなお窓に見て過ぎて、 おめざの駅へ汽車は着く。 お夢のくにのお土產は、 誰も持つては歸れない。 お夢のくにへゆくみちは、 ねんねの汽車が知るばかり。 |
Nenne no Kisha
Nennen neru ko wa kisha ni noru, nenne no eki wo kisha wa deru. Kisha no tooru wa yume no kuni, nankindama no chi no ue no, akai senro wo hitahashiri. Tsuki wa akarushi, kumo wa beni, garasu no tou no teppen ni, chirari to shiroi hoshi mo deru. Minna o-mado ni mite sugite, omeza no eki e kisha wa tsuku. O-yume no kuni no o-miyage wa, daremo motte wa kaerenai. O-yume no kuni e yuku michi wa, nenne no kisha ga shiru bakari. |
Il Treno della Nanna I bimbi che fanno la ninna
e il treno fa la sua partenza
dalla stazione della nanna. Attraversa il regno dei sogni correndo su binari rossi sopra una terra di perline. All'imbrunire delle nuvole, quando la luna splende [in cielo], in cima a una torre di vetro spuntano bianche anche le stelle. Mentre tutti passano il tempo coi loro sguardi ai finestrini, il treno arriva [alla sua meta], alla stazione degli omeza¹. Nessuno può portare via regali dal regno dei sogni. Soltanto il treno della nanna è a conoscenza della via che porta lì, al regno dei sogni. |
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[] Aggiunta. ¹ お目覚 (omeza), dolce dato ai bambini al risveglio. |
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Per la traduzione ©Agosto2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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domenica 31 luglio 2022
Kaneko Misuzu - Kyonen no Kyou (In Questo Giorno, un Anno Fa)
金子 みすゞ - 去年のけふ
— 大震記念日に* — 去年のけふは今ごろは、 私は積木をしてました。 積木の城はがらがらと、 見るまに崩れて散りました。 去年のけふの、夕方は、 芝生のうへに居りました。 黒い火事雲こはいけど、 母さんお瞳がありました。 去年のけふが暮れてから、 せんのお家は燒けました。 あの日届いた洋服も、 積木の城も燒けました。 去年のけふの夜更けて、 火の色映る雲の間に、 しろい月かげ見たときも、 母さん抱いてて呉れました。 お衣もみんなあたらしい、 お家もとうに建つたけど、 あの日の母さんかへらない。 今年はさびしくなりました。** |
Kyonen no Kyou
— Taishin kinenbi ni — Kyonen no kyou wa imagoro wa, watashi wa tsumiki wo shite'mashita. Tsumiki no shiro wa garagara to, miru ma ni kuzurete chirimashita. Kyonen no kyou no, yuugata wa, shibafu no ue ni orimashita. Kuroi kaji-gumo kowai kedo, kaasan o-meme ga arimashita. Kyonen no kyou ga kurete kara, sen no o-uchi wa yakemashita. Ano hi todoita youfuku mo, tsumiki no shiro mo yakemashita. Kyonen no kyou no yoru fukete, hi no iro utsuru kumo no ma ni, shiroi tsukikage mita toki mo, kaasan daite'te kuremashita. O-bebe mo minna atarashii, o-uchi mo tou ni tatta kedo, ano hi no kaasan kaeranai. Kotoshi wa sabishiku narimashita. |
* 大正十二年の関東大震災。その記念日は大正十三年九月一日であった。 ** 2004年の『金子みすゞ童謡全集』の三冊目の単行本には、最後の二つの行が下のように載っている。 去年のきょうの、母さまよ、(kyonen no kyou no, kaasama yo,) 私はさびしくなりました。(watashi wa sabishiku narimashita.) SK026-sk3046
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In Questo Giorno, un Anno Fa — Nell'anniversario del grande terremoto* — Adesso, in questo giorno, un anno fa,
Ho visto il mio castello di blocchetti
crollarmi in un istante sotto gli occhi.¹ Di sera, in questo giorno, un anno fa, me ne stavo [seduta] sopra il prato. I nuvoloni neri degli incendi mettevano paura, ma con me c'era sempre lo sguardo della mamma. Alla fine del giorno, un anno fa, erano già bruciate mille case. Come pure i vestiti occidentali che erano arrivati qui in giornata, come il castello di blocchi di legno. Di notte, in questo giorno, un anno fa, guardando i bianchi raggi della luna in mezzo a quelle nuvole infuocate², la mamma mi stringeva tra le braccia. Ora i vestiti³ sono tutti nuovi, le case ormai da tempo costruite, ma la mamma di allora non c'è più.(4) Ed io quest'anno mi sento più sola.** |
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[] Aggiunta. ¹ 見るまに (miru ma ni) significa “a vista d'occhio”, “velocemente”. がらがら (garagara) è un'onomatopea che riproduce il rumore di qualcosa che si sgretola, che crolla. ² Lett. Che riflettevano/rimandavano il colore del fuoco. ³ Viene utilizzato il termine del linguaggio infantile おべべ (o-bebe). (4) Lett. Non ritornerà. * Il grande terremoto del Kantō del 1923. L'anniversario cadeva quindi il primo giorno di settembre del 1924. ** Nel terzo volume dell'edizione del 2004 (金子みすゞ童謡全集, JULA, pag.48), gli ultimi due versi sono riportati nel seguente modo: 去年のきょうの、母さまよ、(mamma di questo giorno d'un anno fa,) 私はさびしくなりました。(io sono rimasta/diventata sola.) |
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Per la traduzione ©Luglio2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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venerdì 22 luglio 2022
Kaneko Misuzu - Issun-boushi (Issun-bōshi)
金子 みすゞ - 一寸法師
— おはなしのうたの三 — 一寸法師でなくなつた 一寸法師のお公卿さま、 お馬に乗つて、行列で うまれ故郷へおかへりだ。 父さん、母さん、にこにこと、 一寸法師のおむかへに、 ちひさなお駕籠を仕立てましよ、 駕籠舁きやすばやい野ねずみだ、 えつさ、えつさと出てみれば、 おや、おや、大したお行列、 どなた樣ぢやとよく見れば、 一寸法師でなくなつた 一寸法師のお公卿さま。 |
Issun-boushi
— O-hanashi no uta no san — Issun-boushi denaku natta Issun-boushi no o-kuge-sama, o-uma ni notte, gyouretsu de umare-kokyou e o-kaeri da. Tousan, kaasan, nikoniko to, Issun-boushi no o-mukae ni, chiisana o-kago wo shitatemasho, kagokakya subayai nonezumi da, Essa, essa to dete mireba, Oya, oya, taishita o-gyouretsu, Donata-sama ja to yoku mireba, issun-boushi denaku natta Issun-boushi no o-kuge-sama. |
Issun-bōshi* — Racconti in poesia 3 — Il nobile Issun-bōshi,
decise di tornare
al villaggio natale in groppa al suo cavallo, in pompa magna². Sia il babbo che la mamma, felici di riaverlo, posero all'occorrenza³ un mini palanchino, che aveva a portantini degli agili topini di campagna.(4) Ma uscendo -Oh issa, issa-, -Ohibò!(5)- c'era gran ressa. E, ad osservare bene chi fosse quel signore, era il kuge(6) Issun-bōshi, ora non più soltanto un issun-bōshi.(7) |
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¹ Non più ragazzo alto un sun. ² Lett. In corteo. ³ Lett. Prepararono per accoglierlo. (4) In questa versione della storia i genitori erano ignari dell'avvenuto cambiamento. (5) おやおや (oyaoya), espressione di stupore. (6) 公卿 (kuge), nobile di corte. (7) Ripetizione dei primi due versi. * Il “ragazzo sun”, protagonista dell'omonimo racconto contenuto nell'Otogi-zōshi (御伽草子), raccolta del periodo Muromachi. Venuto al mondo per concessione di Sumiyoshi Daimyōjin (住吉大明神 - la potente divinità di Sumiyoshi) in seguito alle preghiere di una coppia di contadini di Naniwa (antico nome di Ōsaka), alla nascita si presenta non più alto di un sun (circa 3 cm). E tale rimane fino all’adolescenza, quando, a bordo di una ciotola provvista di bacchette per navigare lungo il fiume, decide di recarsi nella capitale (all’epoca Kyōto) per diventare un bushi, armato di un ago col fodero di paglia. Nella versione dell’Otogi-zōshi, questa decisione non è spontanea ma motivata dalla frustrazione del giovane, rimasto amareggiato dopo l’ascolto di una conversazione in cui i genitori si domandavano se la condizione e l’esistenza stessa del ragazzo non fossero una punizione loro inferta dalla divinità per qualche peccato commesso. Giunto non senza incontrare difficoltà al porto di Toba, Issun-bōshi entra al servizio del nobile Sanjō-no-Saishō (三条の宰相 - il ministro di Sanjō), mostrando subito interesse per la sua giovane figlia. Intenzionato a sposarla, il ragazzo, ora sedicenne, escogita un piano: preso del riso per le offerte e messolo in un sacchetto da tè, lo sparge attorno alla bocca della giovane mentre questa dorme, per poi lamentarsi della cosa con il padrone. Il padre, infuriato per il comportamento indecoroso della figlia, mostratasi indegna di rimanere nella capitale, ordina a Issun-bōshi di ucciderla. Ma il ragazzo lo convince a risparmiarle la vita e i due salpano dal porto di Toba alla volta di Naniwa. Durante il viaggio, a causa dei venti sfavorevoli, sono costretti ad approdare su un’isola misteriosa, all’apparenza disabitata. Qui fanno la comparsa due oni che minacciano di rapire la fanciulla. Issun-bōshi, intervenuto in sua difesa, viene divorato da uno degli oni, ma riesce ad uscirne indenne punzecchiando il povero malcapitato dall’interno. I due oni, terrorizzati dalla pertinacia di quello che reputano un minuscolo ossesso, fuggono via, lasciandosi dietro, tra le altre cose, l’uchide-no-kozuchi (打出の小槌), il maglio magico che fa apparire tutto ciò che si desidera. Dopo aver ottenuto, agitando il maglio, una statura adeguata, l’ora non più issun-bōshi chiede del cibo (non mangiavano da giorni), delle ricchezze e una barca per fare ritorno nella capitale. Le peripezie del giovane giungono ben presto all’orecchio dell’imperatore, che lo invita a corte. Impressionato dalla bellezza e dal portamento del ragazzo, l’imperatore ordina di farne indagare le origini, venendo a sapere essere nipote di Horikawa-no-Chūnagon (堀河の中納言 - il consigliere di Horikawa) da parte di padre e di Fushimi-no-Shōshō (伏見の少将 - il maggior generale di Fushimi) da parte di madre. Così, dopo essere stato insignito del titolo di Horikawa-no-Shōshō, Issun-bōshi può finalmente sposare la sua amata. |
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Per la traduzione ©Luglio2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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martedì 5 luglio 2022
Kaneko Misuzu - Yama to Sora (Cielo e Montagne)
金子 みすゞ - 山と空
もしもお山が硝子だつたら、 私も東京が見られませうに。 —お汽車で 行つた、 兄さんのやうに。 もしもお空が硝子だつたら、 私も神さまが見られませうに。 —天使に なつた 妹のやうに。 |
Yama to Sora
Moshimo o-yama ga garasu dattara, watashi mo Toukyou ga miraremashou ni. — O-kisha de itta, niisan no you ni. Moshimo o-sora ga garasu dattara, watashi mo Kamisama ga miraremashou ni. — Tenshi ni natta imoto no you ni. |
Cielo e Montagne Se le montagne fossero di vetro,
— Come il mio fratellone
che è andato lì col treno. Se la [volta] del cielo fosse vetro, anch'io potrei vedere Dio. — Come la sorellina che è diventata un angelo. |
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[] Aggiunta. |
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Per la traduzione ©Luglio2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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venerdì 1 luglio 2022
Kaneko Misuzu - Nakunatta Mono (Quello Che è Andato Perso)
金子 みすゞ - 失くなつたもの
夏の渚でなくなつた、 おもちやの舟は、あの舟は、 おもちやの島へかへつたの。 月のひかりのふるなかを、 なんきん玉の渚まで。 いつか、ゆびきりしたけれど、 あれきり逢はぬ豊ちやんは、 そらのおくにへかへつたの。 蓮華のはなのふるなかを、 天童たちにまもられて。 そして、ゆふべの、トランプの、 おひげのこはい王さまは、 トランプのお國へかへつたの。 ちらちら雪のふるなかを、 おくにの兵士にまもられて。 失くなつたものはみんなみんな、 もとのお家へかへるのよ。 |
Nakunatta Mono
Natsu no nagisa de nakunatta, omocha no fune wa, ano fune wa, omocha no shima e kaetta no. Tsuki no hikari no furu naka wo, nankindama no nagisa made. Itsuka, yubikiri-shita keredo, arekiri awanu Hou-chan wa, sora no o-kuni e kaetta no. Renge no hana no furu naka wo, tendoutachi ni mamorarete. Soshite, yuube no, trump no, o-hige no kowai ousama wa, trump no o-kuni e kaetta no. Chirachira yuki no furu naka wo, o-kuni no heishi ni mamorarete. Nakunatta mono wa minna minna, moto no o-uchi e kaeru no yo. |
Quello Che è Andato Perso La mia barchetta¹, quella persa
nella sua isola dei giochi.
Sotto il chiarore della luna, fino a una spiaggia di perline. Hou-chan², che un giorno aveva fatto insieme a me giurin giurello ma che poi non ho più rivisto, è ritornata lassù in cielo³. In mezzo ai petali (4) di loto, protetta da puttini [alati]. E il re che ieri (5) era nel mazzo, con quella barba spaventosa, sarà [di certo] pure lui tornato al suo regno di carte. Nel cader lento della neve, protetto dai propri soldati.(6) Tutto quello che è andato perso ritorna alla sua vecchia casa.(7) |
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[] Aggiunte. ¹ Lett. Barca giocattolo. ² Tanabe Hohoyo (田辺豊々代), grande amica di Kaneko-san. Anche dopo il suo abbandono della scuola per motivi di salute, continuarono a coltivare il loro rapporto di amicizia scambiandosi delle lettere. Morì di malattia in giovane età. ³ Lett. Nel paese del cielo. (4) Lett. Fiori. (5) Lett. Ieri sera. (6) Lett. Soldati del paese/regno. (7) Lett. Casa d'origine. |
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Per la traduzione ©Luglio2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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martedì 14 giugno 2022
Kaneko Misuzu - Tonarimura no Matsuri (La Festa del Vicino Villaggio)
金子 みすゞ - 隣村の祭
垣のなかから見てゐると、 いろんな色がすぎてゆく。 みんな東をさしてゆく、 影もぞろぞろついてゆく、 白い埃も舞つてゆく。 西へ行つたは、空つぽの、 ふるい荷馬車がひとつきり。 ぢつとしてるは、生垣の、 しろい木槿と、私きり。 おまつりなんか、つまらない、 私はゆきたかないけれど、 けふは、あんまりよい日和。 お目々つぶれば足音が、 みんな東へすぎてゆく。 |
Tonarimura no Matsuri
Kaki no naka kara mite iru to, ironna iro ga sugite yuku. Minna higashi wo sashite yuku, kage mo zorozoro tsuite yuku, shiroi hokori mo matte yuku. Nishi e itta wa, karappo no, furui nibasha ga hitotsu kiri. Jitto shite'ru wa, ikegaki no, shiroi mukuge to, watashi kiri. O-matsuri nanka, tsumaranai, watashi wa yukitakanai keredo, kyou wa, anmari yoi hiyori. O-meme tsubureba ashioto ga, minna higashi e sugite yuku. |
La Festa del Vicino Villaggio Guardando dalla siepe, Vanno tutti ad oriente, un susseguirsi d'ombre, di polvere che vortica [nell'aria].¹ Diretto ad occidente c'è solamente un vecchio carro vuoto. Qui fermi [ad osservare], io assieme ai bianchi ibischi della siepe. Mi annoiano le feste², io non ci voglio andare, però oggi il tempo è bello veramente. Chiudendo gli occhi, i passi³ li sento tutti andare verso oriente. |
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[] Aggiunte. ¹ Lett. Anche le ombre li seguono in gran numero, una dietro l'altra (ぞろぞろ - zorozoro)/ Anche la polvere bianca va [ad est] vorticando (舞う - mau significa anche danzare). ² Intende, con ogni probabilità, le feste alle quali non può prendere parte. ³ Lett. Rumore dei passi. |
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Per la traduzione ©Giugno2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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domenica 5 giugno 2022
Kaneko Misuzu - Nami (Le Onde)
金子 みすゞ - 波
波は子供、 手つないで、笑つて、 そろつて來るよ。 波は消しゴム、 砂の上の文字を、 みんな消してゆくよ。 波は兵士、 沖から寄せて、一ぺんに、 どどんと鐵砲うつよ。 波は忘れんぼ、 きれいなきれいな貝がらを、 砂の上においてくよ。 |
Nami
Nami wa kodomo, te tsunaide, waratte, sorotte kuru yo. Nami wa keshigomu, suna no ue no moji wo, minna keshite yuku yo. Nami wa heishi, oki kara yosete, ippen ni, dodon to teppou utsu yo. Nami wa wasurenbo, kireina kireina kaigara wo, suna no ue ni oite'ku yo. |
Le Onde Le onde son delle bambine
tenendosi strette per mano.
Le onde sono come gomme, cancellano tutti i caratteri che sono [scritti] sulla sabbia. Le onde sono dei soldati che si avvicinano dal mare¹ sparando² nello stesso istante. Le onde sono smemorate, lasciano [sempre] sulla sabbia delle bellissime conchiglie. |
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[] Aggiunte. ¹ Lett. Dal mare aperto, dal largo. ² Nel testo originale è presente l'onomatopea どどん (dodon), che riproduce il rumore di un colpo di arma da fuoco (in questo caso di fucile). La poesia mostra un'alternanza di immagini: la prima e la terza strofa descrivono l'approssimarsi delle onde, la seconda e la quarta il loro ritrarsi (per effetto). Suggestivo è anche il contrasto tra le stesse coppie di strofe: bambine ridenti e soldati che sparano; caratteri cancellati e conchiglie lasciate sulla sabbia. |
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Per la traduzione ©Giugno2022 Francesco Segola
Vietata la riproduzione della traduzione senza il mio consenso.
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